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Ticino
Accordo fiscale, una storia infinita
Accordo fiscale, una storia infinita
Accordo fiscale, una storia infinita
Redazione
9 anni fa
La firma potrebbe non arrivare, come sperato, entro il mese di giugno. Le reazioni dei capigruppo: 'Nulla di nuovo'

Non si può dire che sia un fulmine a ciel sereno. O perlomeno non lo è stato per la politica nostrana. Stiamo parlando di quell’accordo che sta ormai assumendo i contorni di una telenovela senza fine: quello con l’Italia.

Sembrava che dopo il dietrofront della maggioranza del Consiglio di Stato sul casellario giudiziale per i permessi B e G, fosse cosa fatta. Sembrava, appunto. Perché dalle notizie pare che neppure questo giugno sarà il mese buono per mettere la parola fine alla vicenda. E se tanto ci dà tanto, non si concluderanno neppure mal di pancia e polemiche legate casellario. Anzi: dalle colonne del Mattino della Domenica Attilio Bignasca ci ha messo il classico carico da 90. Che sia intenzione vera, o semplice boutade, l’ipotesi di raccogliere le firme per chiedere la revoca del Consiglio di Stato, non aiuterà certo a placare gli animi. Per rendersene conto è sufficiente un rapido giro di telefonate, tra presidenti di partito e capigruppo, alcuni pronti a dissotterrare l’ascia di guerra.

“Se via Monte Boglia ritiene che il governo a maggioranza relativa leghista non sia più degno di rappresentare i ticinesi, che raccolga le firme. Noi però non li aiuteremo" commenta il presidente del PPD Fiorenzo Dadò, che rimane della propria idea: il dietrofront sul casellario è stato un errore. Sulla mancata firma al famoso accordo dice ai colleghi di TeleTicino: “Me lo aspettavo, sono cose già viste”.

A non essere sorpreso è anche il capogruppo di via Monte Boglia: “Siamo abituati all’Italia che non mantiene gli impegni” commenta Daniele Caverzasio, secondo cui il Governo ora dovrebbe fare un altro dietrofront e rimangiarsi la decisione presa sul casellario. Sulla raccolta firma proposta dal suo coordinatore invece si limita a dire: "È una proposta, ne discuteremo in gruppo".

Una revoca, ricorda dal canto suo Ivo Durich, che non è stata chiesta per casi come Argo1, lo scandalo permessi, il ricorso della COMCO contro la LIA. Secondo il capogrupppo socialista l’accordo è un passo nella direzione della lotta anti-dumping e della parità di trattamento.

A gettare acqua sul fuoco, infine, ci pensa Alex Farinelli, facendo presente ai colleghi che il Ticino ancora non ha concesso nulla. Infatti finché l’Italia non firmerà l’accordo, il Cantone continuerà a chiedere il casellario ai permessi B e G. Sulla proposta di revoca del Governo, il capogruppo del PLR non entra neppure in polemica: raccogliere le firme è una loro facoltà, commenta.

In allegato il servizio di TeleTicino 

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