
Non sono mancate le prime reazioni da parte dei politici ticinesi dopo l'ufficialità da parte di Berna dell'accordo fiscale tra Svizzera e Italia. Accordo che, ricordiamo, prevede pure di tassare i lavoratori frontalieri in Svizzera, con un massimo del 70 per cento del totale dell'imposta normalmente prelevabile alla fonte.
Il consigliere nazionale leghista Lorenzo Quadri non le manda a dire dalla sua pagina Facebook: "Se questo è l'accordo è l'ennesima fregatura. 15 milioni in più sono una miseria! La ministra del 5 per cento ha di nuovo svenduto il Ticino".
Per Giovanni Merlini "il risultato del 70% non è male, ma l'obiettivo era l'80%. Resta comunque importante" sottolinea il consigliere nazionale "che sia passato il prinicipio dello splitting fiscale, così si potrà evitare il meccanismo complicato dei ristorni, ed è un passo in avanti".
"Il 70% non mi soddisfa appieno" ci dice la consigliera nazionale leghista Roberta Pantani che sottolinea come la soglia si discosti da quanto richiesto dal Ticino (ovvero l'80%). "Mi auspico che la quota del 70% rimanga tale, e non sia oggetto di una diminuzione nei prossimi negoziati" conclude Pantani.
Il pipidino Marco Romano parla di "un importante passo avanti, dopo anni di melina italiana, ma non è ancora "goal"...! Ora non mettiamoci di nuovo solo a lamentarci" sottolinea il consigliere nazionale che aggiunge "ma guardiamo avanti e fissiamo tutti i paletti. La strada imboccata è nell'interesse anche ticinese...".
"Finalmente un'intesa, si va nella giusta direzione" afferma la consigliera nazionale socialista Marina Carobbio che aggiunge "i tempi richiesti dalla deputazione ticinese a Berna sembrano rispettati, ora bisognerà analizzare alcuni aspetti".
CF
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