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È CURABILE?
Accoltellatrice della Manor: dove andrà a finire?
©RescueMedia
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Filippo Suessli
4 anni fa
Il processo alla 29enne che accoltellò due donne a Lugano si concentra sulle possibilità di cura dell’imputata. Alla Stampa o in Svizzera interna?

 Voleva compiere un attentato terroristico, è entrata alla Manor di Lugano, ha accoltellato gravemente una donna, ha cercato di farlo anche a un’altra e quasi due anni dopo continua a rivendicare il suo gesto e, anzi, vorrebbe averlo compiuto meglio. Il processo in corso contro la 29enne luganese che è accusata di ripetuto tentato assassinio più che sui fatti (corroborati da prove e ammissioni) si concentra sulle motivazioni del gesto e sulle possibilità di gestire l’imputata. Lo Stato, comunque vada a finire, se ne dovrà prendere carico. Come farà? Dove?

Trattamento stazionario in una struttura chiusa

I due periti concordano sulla diagnosi, la 29enne soffre di un lieve ritardo mentale combinato con una psicosi di tipo schizofrenico e affettivo, per questo hanno raccomandato entrambi un trattamento stazionario in una struttura chiusa. Vi sono però delle differenze, il ticinese Carlo Calanchini, incaricato dalla procura federale in prima istanza, ritiene adeguato sia un trattamento presso le Strutture carcerarie cantonali o presso strutture nella Svizzera interna. In sede di deposizione, però, ha espresso una leggera preferenza per il carcere ticinese della Stampa, viste le scarse possibilità di riuscita della terapia, infatti, non ritiene che l’investimento in una struttura specializzata oltre Gottardo sia “proporzionato”. Alla detenzione, per Calanchini, sarebbe da affiancare un trattamento psichiatrico e un impegno lavorativo di tipo pratico e non specializzato che non presupponga l’utilizzo di strumenti utilizzabili per arrecare danni a persone.

Approccio multidisciplinare

La dottoressa Alessandra Canuto, invece, esperta che pratica in Romandia e che è stata chiamata dalla procura proprio per un complemento di perizia sulle possibilità di recupero dell’imputata, ritiene che la donna sarebbe meglio trattabile in due altre strutture. Curabilis di Ginevra e il carcere femminile di Hindelbank, nel Canton Berna. Due strutture che sono specializzate nel trattamento di casi di questo tipo attraverso un approccio multidisciplinare. La dottoressa Canuto ritiene, invece, che il servizio psichiatrico della Stampa non abbia gli strumenti per prendere a carico in maniera sufficiente la donna e che la struttura limiterebbe le possibilità di trattamento.

Il problema della lingua

V’è da dire che la Stampa ha un vantaggio che le altre due strutture non hanno, la lingua italiana. L’imputata, infatti, non parla il tedesco e solo limitatamente il francese. Con i suoi presunti contatti nello Stato islamico, infatti, comunicava attraverso Google Translate. L’incapacità di comunicare nella lingua del posto porterebbe quindi a un ulteriore isolamento della 29enne.

È curabile?

Saranno dunque i giudici a decidere la destinazione della donna. A pesare sarà anche la prognosi, che anche qui diverge tra i due periti. Se Calanchini la ritiene difficilmente recuperabile, perché il ritardo mentale non è curabile, ha spiegato. La dottoressa Canuto ha dichiarato che: “Non si può affermare che le misure terapeutiche siano destinate a fallire”. Nei suoi colloqui, ha spiegato, pur non avendo ravvisato alcun tipo di pentimento o redenzione, ha notato dei minimi miglioramenti nel corso del tempo. In ogni caso, ha concluso, con il trattamento adeguato questo eventuale piccolo margine di miglioramento sarebbe raggiungibile anche alla Stampa.