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Ticino
Accoltellamento Piazza Grande, condannato l’autore
Redazione
13 anni fa
Cinque anni e sei mesi di carcere per il 25enne di origini dominicane che accoltellò un 43enne del Locarnese

È stato condannato a 5 anni e sei mesi di carcere il 25.enne di origini dominicane che lo scorso giugno accoltellò in piazza grande un 43enne locarnese. La corte ha confermato integralmente l’atto d’accusa, riconoscendolo colpevole di tentato omicidio intenzionale, infrazione e contravvenzione alle leggi federali su armi e stupefacenti.

I fatti di quella sera sono stati ripercorsi in mattinata alle Criminali di Lugano dal giudice Mauro Ermani. L'imputato, con precedenti, senza lavoro e a carico dell'assistenza, aveva trascorso la giornata bevendo e fumando con un gruppetto d'amici. Poi verso le due del mattino, in piazza grande, scoppiò il putiferio per il più futile dei motivi: una banalissima divergenza legata al cane di una terza persona. L'imputato, per mettere fine al diverbio si avvicinò alla vittima, gli tolse gli occhiali. Questa - sotto gli influssi dell'alcool come l'imputato - reagì colpendolo al torace con due pugni. Fu allora che il 25.enne estrasse da una tasca un coltellino militare e colpì per due volte la vittima all'inguine. Il 43enne si accasciò al suolo, privo di sensi, perdendo un litro di sangue. La sua vita rimase in pericolo fino all’arrivo in ospedale.

"Due colpi inferti con determinazione in parti vitali", ha detto il procuratore pubblico Andrea Pagani, tanto che l'imputato non poteva non prendere in considerazione la morte eventuale del suo avversario". Di qui il reato di tentato omicidio intenzionale per dolo eventuale, promosso dalla pubblica accusa.

"La sua colpa è grave", ha detto Pagani. “Grave perché ha reagito per futili motivi, grave perché dopo essersi sbarazzato dell'arma è fuggito a casa, dove si è messo tranquillamente a dormire". Si sarebbe costituito il giorno dopo, ha spiegato alla corte l'imputato.

Citando la perizia psichiatrica, che riconosce all'imputato una piena capacità di intendere, il procuratore ha definito il 25enne come un individuo vuoto e insofferente alle regole sociali. Per tutto questo il procuratore al termine della sua requisitoria ha chiesto una pena di sei anni e sei mesi.

"Ha compiuto un gesto sciagurato", ha ammesso la difesa, ma non era sua intenzione uccidere la vittima. Alla corte l'avvocato difensore ha chiesto una pena di 4 anni.

La Corte ha riconosciuto la colpa del 25enne da medio-alta a grave per la futilità del movente e la facilità con la quale ha estratto l’arma, impiegandola contro il malcapitato. È stato concesso uno sconto di un anno rispetto ai sei anni e mezzo richiesti dal procuratore pubblico Andrea Pagani, in relazione alla difficile condizione famigliare dell’imputato: adottato, è stato buttato fuori di casa molto presto dal padre.

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