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Accoltellamento a Lugano: “Servono pene più severe”
Accoltellamento a Lugano: “Servono pene più severe”
Accoltellamento a Lugano: “Servono pene più severe”
Redazione
9 anni fa
Il giudice Mauro Ermani concorda con il vicesindaco Michele Bertini. "Non banalizziamo i focolai di violenza"

“È vero che il coltello e meno pericoloso della rivoltella però è pur sempre un coltello. E non dimentichiamo che in passato a causa di violenze di questo tipo sono morte persone che non c'entravano nulla”. Il giudice Mauro Ermani entra di petto nel dibattito sull’accoltellamento di Lugano. Un episodio che ieri ha spinto il Municipio ad approvare un urgente potenziamento della sicurezza nel centro cittadino (vedi articoli suggeriti).

Per il vicesindaco Michele Bertini però servono pene più severe. Una posizione condivisa dal Presidente del Tribunale Penale. “Pugno, aggressione e poi accoltellamento. Ecco forse una riflessione” ha dichiarato Ermani a TeleTicino “sulla gestione degli episodi di violenza, anche nei suoi stadi iniziali, dal punto di vista giudiziario s’impone. Il problema è non banalizzare i primi focolai di violenza e in questo senso secondo me è giusto che anche quel primo pugno si possa condannare in modo molto più severo rispetto a come si fa oggi”.

Il messaggio dunque è semplice. Non bisogna banalizzare. Lo insegna la cronaca. Come per via Odescalchi, il passo da un litigio ad un grave fatto di sangue è infatti breve. “C’è in effetti una matrice comune sulla futilità dei motivi per i quali si scatenano questi episodi. Queste situazioni spesso nascono sul momento e sono l’espressione di un’aggressività e di una violenza che esplode all’improvviso”. Era l’8 ottobre del 2015 quando lo svizzero kosovaro Q. B., 27 anni, pistola in pugno, uccise con 2 colpi un 35enne portoghese, sotto casa.

Sullo sfondo oggi come allora – a Lugano come a Chiasso – la stessa matrice di violenza e lotta fra bande rivali. “Questi fatti fanno male. Perché la Svizzera ha una tradizione di convivenza pacifica fra più culture e inclusione fra diverse sensibilità. Questa gente sempre più spesso nasce e cresce da noi, ha il passaporto, parla perfettamente italiano e ha le stesse possibilità degli altri. Ha tutto e sceglie di buttarlo via. Un sottobosco malavitoso indigeno che non si può controllare. Per questo episodi del genere fanno ancora più male”.

Tutti i dettagli nel TG di TeleTicino delle 18.45

Romano Bianchi

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