
Tre anni e mezzo di carcere e l'espulsione dalla Svizzera per cinque anni. Questa la condanna nei confronti di un cittadino italiano residente nel Luganese per aver abusato del figlio dal 2012 al 2016.
Il "gioco della lotta", così come definito dalla procuratrice pubblica Pamela Pedretti nell'atto d'accusa, è avvenuto pressoché tutti i giorni tra le mure domestiche, nel lettone matrimoniale. Un momento di gioco, iniziato quando il bimbo aveva 6 anni, che sfociava in carezze, baci sensuali e strusciamenti. Una situazione che fu interrotta dalla moglie (ormai ex), che colse in flagrante il marito.
L'uomo, reo confesso, è stato riconosciuto anche colpevole di minaccia nei confronti dell'ex moglie per aver minacciato di ucciderla nel caso avesse raccontato ai familiari quano accaduto con il figlio.
All'imputato è stato inoltre ordinato di seguire un trattamento ambulatoriale, già iniziato in carcere, "assolutamente necessario anche per la sua vita futura per eliminare il rischio di recidiva", ha affermato il giudice della Corte delle Assise criminali di Lugano Marco Villa. Rischio che è comunque stato giudicato basso dalla perizia psichiatrica.
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