
Aveva suscitato molto scalpore soprattutto Oltralpe la vicenda delle sette ex reclute condannate la scorsa settimana da un tribunale militare a Svitto per aver ammanettato, picchiato e sottoposto ad angherie due commilitoni, di cui uno ticinese (vedi articoli suggeriti). I fatti erano avvenuti nel 2014 in un dormitorio della scuola reclute di fanteria a Elm (GL)..
Anche alle nostre latitudini si è da subito infiammato il dibattito. Da più parti, inoltre, erano piovute critiche agli ufficiali, accusati di essere poco attenti o addirittura di essere in prima linea nel “tormentare” le reclute.
Il “Tages Anzeiger” in un articolo odierno ha addirittura parlato di "scene da film dell’orrore" in grigioverde, di un vero e proprio "mondo parallelo" dove vige anche una certa omertà. Chi ha il compito di impedire fatti come questi sono gli ufficiali. Abbiamo quindi chiesto un commento ad alcuni graduati ticinesi.
“Sono fatti molto gravi – afferma Roberto Badaracco, colonnello SMG – Gli ufficiali devono cercare di mantenere l’ordine tra le reclute”.
"In servizio ne ho viste tante, anche casi di prese in giro nei confronti dei militi più esposti. Quando mi capitava di vedere questi atteggiamenti intervenivo subito”. Questi atti, se tollerati rischiano di degenerare molto in fretta. Vitale, quindi, il compito degli ufficiali. “Gli ufficiali per primi devono dare l’esempio, con la loro autorità. L’arte del comando comporta anche questo, un buon comandante con il suo esempio si fa seguire dalla truppa. Se si dimostra troppo accondiscendente rischia di perdere il controllo.”
Se si intervene in tempo questi episodi non succedono, ma serve coraggio per farsi rispettare”.
“Casi di ‘nonnismo’ sono sempre successi, e molti non sono mai stati denunciati – ci conferma Tiziano Galeazzi, che ha il grado di colonnello - Sicuramente non danno una buona immagine dell’Esercito”.
“È compito degli ufficiali e dei sottufficiali far sì che situazioni simili non si verifichino. Da ufficiale mi auguro che non ci sia complicità”. È giusto parlare di ‘deriva’ da parte dell’Esercito sul tema della disciplina? “Da quello che ho potuto vedere (sono nell’Esercito dal 1986), posso dire che secondo me è si è trattato di un caso molto isolato. Mi auguro che la giustizia militare intervenga molto più severamente. Dall '86 a oggi la disciplina comportamentale è cambiata, ai tempi si insisteva sul taglio dei capelli e sulla tenuta, oggi molto meno. E questo allentamento si riflette anche sul milite”.
Anche il municipale di Lugano e capitano dell'Esercito Michele Bertini condanna l'accaduto: "Episodio molto grave, spetta alla giustizia militare intervenire. L'Esercito è uno spaccato della nostra società, nel bene e nel male. Gli schezi goliardici ci stanno ma nei limiti. I quadri e la giustizia militare devono provvedere a punire ed evitare gli eccessi".
Il consigliere comunale luganese e maggiore Luca Cattaneo ci conferma di non aver mai viossuto un simile episodio. "Né da recluta, né da ufficiale. Questi casi gravi sono da condannare e spetta agli ufficiali prevenirli. Rispetto a qualche anno fa, l'istruzione ai quadri pone l'accento sul trattare con rispetto i propri subordinati".
Un altro graduato, invece, ci conferma come una volta episodi di una simile gravità fossero molto più rari. “Ho prestato servizio dal ’79 al ’99 e non ho mai viso episodi del genere. È anche vero che il servizio militare è cambiato molto rispetto agli anni ’70-‘80”.
nic
© Ticinonews.ch - Riproduzione riservata

