Cerca e trova immobili
Ticino
Abusi sessuali, a chi rivolgersi?
Abusi sessuali, a chi rivolgersi?
Abusi sessuali, a chi rivolgersi?
Redazione
7 anni fa
I consigli dell'esperta Myriam Caranzano, responsabile di ASPI: "Difficile rendersene conto, in caso di dubbi chiedere aiuto"

La cronaca a volte porta a confrontarsi con realtà difficili, quelle che sollevano tante domande. È il caso del processo in corso nei confronti di una coppia del Bellinzonese che per oltre un decennio ha abusato sessualmente dei figli. La pubblica accusa, che ieri in aula ha faticato a "chiamarli genitori", ha chiesto una condanna a 15 anni per il padre e 14 anni e 6 mesi per la madre. Oggi il processo proseguirà con le arringhe difensive. Il caso era emerso nel 2016 con la denuncia della ragazza. La giovane ha trovato la forza di parlare dopo essere stata messa in un foyer, con gli educatori. Oggi è in terapia e non ha più rapporti con la famiglia. 

Come è possibile che certi abusi restino celati per tanti anni a tutti? TeleTicino ha girato la domanda a Myriam Caranzano, responsabile della Fondazione per l'Aiuto, il Sostegno e la Protezione dell'Infanzia (ASPI). "È molto difficile rendersene conto, le persone che commettono certi abusi si comportano in modo normale, non hanno un’etichetta sulla fronte, così come non l’hanno i bambini che subiscono. Non ci sono segni specifici di abusi sessuali. A volte ci si accorge che un bambino è un po’ particolare o che soffre, ma vai a capire il perché…". 

"I bambini per aprirsi devono sapere che certe cose non devono accadere" prosegue Caranzano. "Per questo è importante la prevenzione: far capire ai bambini che nessuno può infrangere la loro sfera privata. La ricerca dimostra poi che un bambino inizia a parlarne prima con un compagno, solo dopo con un adulto".

Per Caranzano è importante continuare a investire nella prevenzione. Da anni l’ASPI collabora con il Cantone e le scuole. Qui non esistono delle antenne specifiche, ma ci sono persone formate sul tema. Docenti e direttori che in caso di dubbi dovrebbero rivolgersi all’Ufficio per l’aiuto alle vittime del DSS; e, se del caso, alla polizia. Volti in grado soprattutto di comunicare col bambino. "L’adulto che vede un bambino in difficoltà al posto di chiedergli cosa non va, dovrebbe forse dire: “Ho l’impressione che sei triste, io ci sono, possiamo parlarne" sottolinea Caranzano. "La comunicazione passa dalle emozioni. I fatti arrivano dopo".

Invece i privati, se dovessero sorgere dubbi in merito, cosa possono fare? "Si può cercare aiuto e rivolgersi all’Ufficio di aiuto alle vittime, alla Polizia o anche all’Autorità regionale di protezione. Tante persone chiamano anche noi, l’ASPI. O ancora un medico perché la maggior parte dei professionisti che hanno a che fare con i bambini dovrebbero essere in grado di guidare verso l’aiuto alle vittime o alla polizia in base a quello che succede".

Proprio per far fronte a questi dubbi, quando insomma l’abuso non è evidente, a livello cantonale sono in corso discussioni per un consultorio interdipartimentale. Obiettivo: rendere ancora più efficace la messa in rete di tutti i servizi.

Tutti i dettagli nel servizio di TeleTicino 

 

© Ticinonews.ch - Riproduzione riservata