
Il Ticino è scontento del rapporto 2013 della SECO riguardo l'esecuzione delle misure collaterali alla libera circolazione delle persone, pubblicato quest'oggi. "Sebbene il nostro Cantone abbia chiesto di dare maggior risalto alle ripercussioni della libera circolazione delle persone nei Cantoni di frontiera", si legge nel comunicato diramato dal Dipartimento delle finanze e dell'economia (DFE), " la SECO predilige mantenere una visione d’insieme nazionale nella stesura del rapporto. Tale impostazione non permette, a nostro avviso, di ottenere un quadro esaustivo degli effetti della libera circolazione sul mercato del lavoro ticinese".
Nonostante ciò il DFE riporta i dati più salienti del rapporto che fornisce un quadro generale della situazione a livello nazionale, con alcune considerazioni specifiche riferite ad alcune realtà regionali.
A livello generale, si segnala l’evoluzione del numero di persone notificate in Svizzera dal 2012 al 2013: l’incremento è stato dell’11% su scala nazionale, con una crescita più marcata nel settore terziario rispetto al comparto dell’edilizia. Per il nostro Cantone – i cui dati non sono, tuttavia, presenti nel rapporto – il tasso di crescita è stato del 12.9%, con una tipologia d’incremento analoga, vale a dire più marcata per il settore terziario (+19.5%) rispetto al comparto edilizio (+ 6.7%) e al settore secondario in generale. Il numero di giorni lavorativi delle persone notificate è invece cresciuto maggiormente su base nazionale (+ 9.9%) rispetto al Ticino, dove l’incremento è stato del 5.8%.
La SECO si è posta l’obiettivo di controllare, a livello nazionale, tra il 2 ed il 3% del totale dei datori di lavoro svizzeri. In Ticino la quota di aziende controllate è ampiamente superiore al minimo richiesto da Berna. Il nostro Cantone è, infatti, quello con il tasso più alto di ditte controllate, con una percentuale vicina al 16%. I controlli sono pianificati nei settori in cui si ritiene che il rischio di pressione sui salari e di sostituzione di manodopera locale con lavoratori frontalieri siano maggiori. Non a caso, dei quattordici CNL in vigore in tutta la Svizzera, ben nove sono stati introdotti in Ticino (e a questi, presto, se ne aggiungeranno altri due).
Nel nostro Cantone, il 13% dei datori di lavoro svizzeri controllati ha fatto registrare situazioni di abuso, mentre tra i lavoratori il tasso di abusi sale al 22%. La maggior quota di questi abusi si registra tra i lavoratori frontalieri.I controlli sui lavoratori distaccati e sulle aziende che distaccano lavoratori in Svizzera hanno registrato una flessione a livello nazionale, mentre sono aumentati in Ticino. Se, infatti, a livello nazionale il tasso di aziende controllate è calato dell’11% e quello di lavoratori distaccati del 13%, la tendenza si ribalta per il nostro Cantone, nel quale abbiamo registrato un incremento del 14% del numero di aziende controllate e del 19% per quanto riguarda i lavoratori. Queste cifre sono un esempio della differente sensibilità tra il Ticino e il resto della Confederazione riguardo alle prestazioni transfrontaliere di servizio.
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