
La notizia riportata di recente da diversi media secondo cui la SECO sarebbe in affanno con i controlli sui presunti abusi negli aiuti erogati durante la pandemia preoccupa il consigliere nazionale leghista Lorenzo Quadri. Nel 2025 subentrerà infatti la prescrizione e dopo tale data per la Confederazione non sarà più possibile avanzare alcun tipo di rivalsa. Gli abusi nei crediti covid rischiano di costare cari al contribuente e per questo motivo il deputato ticinese ha deciso di inoltrare un’interpellanza al Consiglio federale.
Le domande
Se non sia possibile distaccare alcuni funzionari presso la SECO per dare man forte nei controlli dei presunti abusi e se non sia possibile, in considerazione della situazione eccezionale, procrastinare il termine di prescrizione. Il consigliere nazionale vuole inoltre sapere se l’ipotesi formulata dalla stampa di malversazioni per 1.7 miliardi di franchi sia reputata attendibile e a quanto potrebbe ammontare la perdita a seguito dell’impossibilità di svolgere tutti i controlli necessari. Infine, viene domandato al Consiglio federale di elencare il numero di presunti abusi suddiviso per nazionalità degli autori, quantificando l’importo totale per nazionalità.
Gli aiuti in periodo pandemico
I crediti covid sono stati attivi dal 26 marzo al 31 luglio del 2020. In quel lasso di tempo le banche hanno elargito oltre 16 miliardi di franchi, a tasso zero. Per i prestiti fino ai 500mila franchi, la garanzia federale era integrale. Dunque, la banca erogatrice non rischiava nulla. Per cifre superiori al mezzo milione, la garanzia federale era invece dell’85%. Una parte di rischio rimaneva a carico dell’istituto di credito. “Non sorprende dunque che la stragrande maggioranza delle richieste riguardasse somme inferiori ai 500mila franchi, che venivano elargite senza controlli, il che ha – come ampiamente prevedibile – spalancato la porta agli abusi”, si legge nell’atto parlamentare.

