
«Sono stato scartato dal servizio militare per un problema di vista e di conseguenza pago la tassa militare tutti gli anni. Sono 400 franchi che si aggiungono alle tasse universitarie e che la mia borsa di studio, già esigua, non riesce a colmare». Per Jaïr Tarik Vogt, studente e membro della Gioventù Comunista, la tassa di esenzione dal servizio militare è un peso finanziario non indifferente. E lo è dopo essere già stato penalizzato - per ragioni di salute - rispetto ai suoi coetanei. «Il mio intento - spiega - era andare a fare il servizio civile, che è un buon modo per entrare nel mondo del lavoro e ricevere un primo stipendio decente. Quindi ai 400 franchi va aggiunto ciò non ho potuto guadagnare sia a livello salariale, sia a livello di esperienza.
Abolire immediatamente un'ingiustizia
Una doppia ingiustizia a cui una petizione lanciata dalla Gioventù comunista vuole ora porre rimedio, chiedendo l'abolizione della tassa che impone ai cittadini non incorporati un versamento, per 11 anni, del 3% del reddito imponibile con un minimo stabilito a 400 franchi. »La nostra Costituzione stabilisce l'uguaglianza giuridica anche per chi ha menomazioni fisiche o mentali - illustra il coordinatore della GC Adam Barbato-Shoufani -. Ma la tassa è in contrasto anche con il diritto internazionale, visto che la Corte europea dei diritti dell'uomo ha emesso due sentenze (nel 2009 e nel 2021) che condannavano le implicazioni in termini di disuguaglianze che questa tassa comporta.
Rimborsare integralmente le tasse versate
La rivendicazione si spinge però oltre, e auspica un rimborso integrale delle tasse versate retroattivamente proprio alla data della prima sentenza della CEDU, quella del 30 aprile 2009, che condannò la Svizzera per aver discriminato Sven Glor, tenuto a pagare la tassa perché non idoneo al servizio militare a causa di un diabete di tipo 1. «C'è chi potrebbe considerarla una forma di estremismo - prosegue Adam Barbato-Shoufani - ma noi lo riteniamo buon senso nei confronti di chi per diversi anni ha pagato questa tassa ingiustamente».
Una battaglia al riarmo e alla militarizzazione
Una mossa che si inserisce in una più ampia battaglia contro quella che viene definita «una militarizzazione della società» voluta da Berna. «Bisogna smetterla di innalzare continuamente il budget dell'esercito e di tagliare sul servizio pubblico per finanziare il riarmo. Al contrario - conclude il coordinatore della Gioventù Comunista - dobbiamo accettare che c'è chi non è in grado di prestare servizio militare e non per questo deve essere punito finanziariamente».

