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“Abbiamo raccontato i fatti”
“Abbiamo raccontato i fatti”
“Abbiamo raccontato i fatti”
Redazione
8 anni fa
È iniziato il processo a carico dei quattro giornalisti del Caffè accusati di ripetuta diffamazione

Si è aperto questa mattina a Bellinzona il processo a carico di quattro giornalisti del settimanale ‘il Caffè’. Per l’occasione la Pretura penale, presieduta dal giudice Siro Quadri, si è eccezionalmente spostata presso un’aula del Tribunale Penale Federale (TPF) a Bellinzona.

Il direttore, l’allora vicedirettore, il caporedattore e una redattrice del domenicale (rappresentati dall’avvocato Luca Allidi), ricordiamo, erano stati querelati dalla Clinica Sant Anna (patrocinata dall'avvocato Edy Salmina)in seguito agli articoli sul caso Rey e si erano opposti al decreto d’accusa emanato dal pp Antonio Perugini (oggi non presente in aula). La clinica contestava al Caffè di aver sollevato sospetti su un presunto favoreggiamento nei confronti del medico, su una precaria organizzazione e su pratiche di fatturazione opaca (fatturando cioè infermieri come se fossero medici).

Tutti i giornalisti sono accusati di ripetuta diffamazione e al direttore viene inoltre contrasta una violazione della Legge federale sulla concorrenza sleale. La decisione in merito alla violazione su quest'ultima legge è destinata a fare giurisprudenza. Al centro del dibattito vi è infatti anche il numero di articoli pubblicato dal Caffé, eccessivo secondo la Clinica, adeguato e con nuovi elementi invece secondo il domenicale. 

Nei confronti del direttore il pp chiede una pena pecuniara di 60 aliquote giornaliere da 260 franchi, sospesa condizionalmente per un periodo di prova di due anni, nonché una multa di 2000 franchi. Nei confronti degli altri tre l'accusa chiede una pena pecuniaria di 30 aliquote giornaliere tra 160 e 200 franchi, sospesa condizionalmente per un periodo di prova di due anni, e una multa di 700 franchi. 

”Noi abbiamo raccontato i fatti”, si è difeso in apertura di dibattimento il direttore del domenicale. “Mi assumo la più totale responsabilità di quanto pubblicato“.

“Siamo partiti dal rapporto della Commissione di vigilanza sanitaria, in seguito abbiano seguito la nostra curiosità professionale", ha spiegato il vicedirettore al giudice Quadri. "Man mano la vicenda si è arricchita con altre domande. Volevamo capire il perché dell’errore medico e cosa può averlo favorito. La nostra immagine è stata ad ampio spettro e ci siamo rivolti più volte anche alla clinica stessa. Sono sicuro di aver pubblicato cose vere sulla base dei documenti a nostra disposizione”.

Anche gli altri due redattori hanno ribadito che l'obiettivo dell'inchiesta fosse quello di capire come l'errore possa essersi verificato, basandosi su documenti e pareri di esperti. 

nic

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