
Giuseppe Pugliesi, impiegato alle Officine di Bellinzona, era in realtà un capo mafia. Era emerso da un'indagine contro la criminalità organzzata delle Forze dell'Ordine della vicina Italia. Massimiliano Robbiani (nella foto) aveva inviato al Consiglio di Stato un'interrogazione in merito il 26 novembre ed ha ricevuto una risposta in settimana.
Il Governo ha dapprima precisato come l'Amministrazione cantonale, e in particolare modo la Sezione della Popolazione (SP), stanno svolgendo gli indispensabili approfondimenti del caso alfine di valutarne l'emanazione di provvedimenti qualora ne fossero dati i presupposti", ha ammesso che la notizia non ha lasciato di certo indifferente ma che ha saputo dell'indagine in corso dai media italiani. Tenuto conto dell'Accordo sulla libera circolazione, vi sono "limiti restrittivi per quanto comporta l'accesso alla informazioni di coloro che postulano il rilascio di un permesso di soggiorno e, in particolare, l'ottenimento dei certificati penali esteri." Inoltre, in caso di indagini in corso all'estero, è difficile ottenere informazioni per poi prendere provvedimenti: insomma, i "mezzi a disposizione dell'Autorità per accertare eventuali condanne o procedimenti penali in corso sono malauguratamente limitati".
Detto ciò, il Consiglio di Stato passa a rispondere alle domande di Robbiani, pur non fornendo spiegazioni in merito a tutte. La prima domanda chiedeva semplicemente se "un ex frontaliere delle officine è indagato per essere un capomafia in Italia" e non vi è stata risposta. Quando si domandava da quanti anni l'uomo lavorasse in Svizzera e per le officine in articolare, s è precisato di nuovo come, dati i vincoli posti dall'Accordo di libera circolazione, si sia venuti a conoscenza dell'inchiesta solo dai media e come sia in corso un procedimento.
Robbiani poneva il dubbio che Pugliesi si recasse in Ticino per scopi non legati solo al lavoro, e il Consiglio di Stato ha fatto sapere che indagini in merito rientrano nella competenza della magistratura, che è vincolata dal segreto istruttorio, e non della SP.
"Non c'era nessun'altra persona residente disponibile per quel lavoro?", chiede ancora Robbiani, e gli viene risposto che "tale quesito esula dalla nostra sfera di competenza, come pure dei nostri servizi. Infatti, questo tipo di valutazione compete unicamente e autonomamente ai singoli datori di lavoro, nella fattispecie l'agenzia di collocamento e le Officine FFS di Bellinzona".
Il Governo non può escludere "a priori la presenza di ulteriori cittadini stranieri, titolari di un permesso di soggiorno o per frontalieri, oggetto di inchieste penali da parte delle Autorità di polizia e giudiziarie italiane, per i loro rapporti con la criminalità organizzata".
Insomma, rimangono diversi interrogativi sul caso di Pugliesi. Massimiliano Robbiani, da noi contattato, alla domanda se è soddisfatto della risposta ha detto che "soddisfatto o no, il Ticino ha le mani legate. Diciamo che questi accordi tra Svizzera e altri paesi ci rendono impotenti su tante questioni, in particolare quelli sulla libera circolazione delle persone. Gente anche poco raccomandabile!"
La risposta alla sua interrogazione termina con alcuni dati relativi a una strategia di controllo che favorisca lo scambio d informazioni fra le varie autorità cantonali, Polizia compresa, "anche per accertare con precisione e tempestività tali fattispecie", messa in atto dal Dipartimento delle Istituzioni di Norman Gobbi. I casi di persone indagate per legam mafiosi sono stati e sono oggetto di "verifiche puntuali da parte della SP per appurare se sussistano eventuali legami con il teritorio". A segnalare persone dubbie possono essere sia altre autorità cantonali sia quelli comunali e cittadini, in particolar modo i datori di lavoro.
In 5 mesi, sono stati analizzati 415 pratiche, con conseguenti 37 revoche del permesso di soggiorno, in 18 casi si è deciso di non rilasciare o non rinnovare tale permesso, con 427 decisioni di ammonimento 104 da inizio gennaio a fine febbraio 2015). È stato inoltre istituito un concact center, che smista le chiamate in entrata permettendo ai funzionari di avere più tempo per compiere controlli approfonditi sui dossier ed è stata creata un hotline relativa alle segnalazioni su casi del genere.
"Il Ministro Norman Gobbi sta tirando la cinghia" commenta Robbiani. "Speriamo...".
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