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Ticino
A un anno dalla scomparsa del Nano
Redazione
12 anni fa
I tre quotidiani ticinesi dedicano le prime pagine al fondatore della Lega dei Ticinesi, scomparso un anno fa all'età di 67 anni

Esattamente un anno fa, giovedì 7 marzo 2013, si è spento il Nano nel suo appartamento a Canobbio all'età di 67 anni. Una notizia che aveva colto tutti di sorpresa e che rapidamente aveva fatto il giro del cantone, aprendo diversi quesiti su chi avrebbe preso le redini del movimento di via Monte Boglia. Oggi i tre pirincipale quotidiani ticinesi dedicano le prime pagine a lui e ripercorrono l'ultimo anno senza il leader della Lega dei Ticinesi. Su un punto sembrano tutti essere d'accordo: senza di lui, anche se in modo diverso, il leghismo continua a vivere, anche negli altri partiti.

"Il primo anno di politica senza il conducator", scrive il Corriere del Ticino, a firma di Gianni Righinetti, "che un ventennio fa sconvolse con modi bruschi e tono irriverente lo scenario del tavolo di sasso dei partiti storici (un banchetto che poi ha finito per ingolosire anche il Nano) ha mutato un po' tutta la politica cantonale, producendo scosse, più o meno percettibili, anche nelle altre forze politiche. Tutti gli attori presenti sulla scena cantonale si sono visti costretti ad aggiungere un po' d'acqua nel proprio vino d'annata e a scendere almeno di uno scalino dal piedistallo dal quale osservavano e pretendevano di comandare". Oggi, continua Righinetti, si registra la rincorsa a una politica leghista anche da parte di altri partiti. "Il Nano non c'è più" conclude, "ma il suo leghismo fa sempre scuola e gli aspiranti emuli tendondo a moltiplicarsi. L'originalità è morta con il padre padrone, ma chi lo vuole copiare non manca. E tanti altri tenteranno di cavalcare l'onda vincente in vista delle elezioni del 2015".

Anche la Regione sottolinea il dilagare del leghismo dopo il Nano. "I suoi temi di sempre" sottolinea nel suo editoriale Matteo Caratti, "sono diventati, volenti o nolenti, patrimonio comune dei partiti concorrenti. Così anche formazioni politiche avversarie che avrebbero altro da dire, altri programmi da proporre, altri dossier prioritari, sono state obbligate a occuparsi di padroncini, frontalieri e di Ticino a statuto speciale, seguendo il più possibile l'aria, abbastanza pesante, che tira. Si discute forse d'altro in questo mesi?". Giuliano Bignasca è stato e rimarrà unico e irrepetibile, sottolinea ancora Caratti. La Lega rimane comunque ancora forte: "Via lui, la Lega ha saputo proporre nei due esecutivi cardine (il governo cantonale e la Città di Lugano) uomini capaci di esistere pubblicamente e di assumersi le loro responsabilità, in particolare sulle rive del Ceresio, tentando persino di far quadrare i conti finiti in rosso con un'altra maggioranza".

Con il titolo "Com'è difficile trovare un presidente Post-Nano", il Giornale del Popolo lascia la parola a sette politici leghisti e non, di cui ve ne riportiamo due. L'ex consigliere di Stato PPD Luigi Pedrazzini sottolinea che l'assenza del Nano si fa sentire oltre la Lega: "Constato un fiorire di atteggiamenti leghisti anche in altri schieramenti politici. Col Nano in vita era oggettivamente più difficile usurpare metodo e argomenti. Questo leghismo strisciante mi sembra produrre per ora sopratutto confusione e chissà che fra un anno non ci porti a un Governo con rappresentanti di cinque partiti diversi". L'ultima parola la diamo a Norman Gobbi, consigliere di Stato leghista, che parla del futuro del suo movimento: "A mio parere la Lega dopo il Nano non dovrà più avere un presidente: credo che la figura del coordinatore sia la migliore soluzione. Ma dovremo coinvolgere maggiormente la base. Questo perché siamo più presenti nei Comuni e questa è una ricchezza. E non sono assolutamente possibili gli statuti nella Lega, soprattutto a livello cantonale, che sono contrari al nostro spirito originario".

Questa domenica, lo ricordiamo, al Capannone di Via Ceresio a Pregassona, la Lega offrirà una pranzo in memoria del suo fondatore. A rendere omaggio al leader scomparso, ci sarà anche il tribuno UDC zurighese Christoph Blocher.

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