
Si è tenuta oggi in diretta dal nuovo centro temporaneo per migranti a Rancate la trasmissione della SRF "Arena". Inizialmente i responsabili prevedevano di trasmettere il dibattito da Como, ma non è stato possibile trovare un accordo con le autorità italiane. E così, in seguito a un invito via Twitter del consigliere nazionale PPD e municipale di Mendrisio Marco Romano, la decisione è ricaduta sul nuovo centro di Rancate.
Tra gli ospiti lo stesso Marco Romano, il consigliere di Stato Norman Gobbi (Lega), la consigliera nazionale Doris Fiala (PLR), il consigliere nazionale Balthasar Glättli (Verdi), la direttrice dell'organizzazione svizzera di aiuto ai rifugiati (OSAR) Miriam Behrens, il capo dell'ambito specializzato Migrazione del Corpo delle guardie di confine Patrick Benz e dal direttore della divisione Centri di registrazione e procedura David Keller.
Nel corso del dibattito, moderato da Jonas Projer, è stata spiegata la situazione dei migranti al confine di Como ed è stata data voce ad alcuni migranti che si trovano attualmente a Como.
"Non è una prigione. È un centro temporaneo nel quale i migranti resteranno per una notte in attesa di essere respinti in Italia"
In apertura il ministro Norman Gobbi ha tenuto a precisare che la struttura "non è una prigione", bensì un centro temporaneo, dal quale i migranti non possono uscire liberamente per ragioni di sicurezza.
Gobbi ha fatto presente come vi siano delle regole da rispettare, citando il caso dei migranti scappati dalla struttura della Pci di Coldrerio la scorsa settimana. Inoltre i dati confermano come circa 50% dei richiedenti che si trovano a Chiasso a un certo punto sparisce.
Il consigliere nazionale Marco Romano ha ribadito come i migranti non debbano dormire in un parco, come invece accade a Como. Ha inoltre ammesso una certa resistenza nei confronti del centro da parte di una fetta della popolazione, ma ha anche confermato come si sia provveduto a spiegare i motivi della sua istallazione e il suo funzionamento.
La consigliera nazionale Doris Fiala ha invece riconosciuto "l'ottimo lavoro del Ticino", anche in ambito del controllo delle frontiere.
La credibilità delle richieste d'asilo
Il discorso è in seguito inevitabilmente virato sui respingimenti, tanto criticati nelle scorse settimane dai partiti di sinistra. Gobbi ha ribadito, come già fatto in passato, il problema della credibilità delle domande d'asilo di molti migranti (una posizione, la sua, condivisa ieri anche dal capo del DFF Ueli Maurer). Gobbi ha evidenziato come alla frontiera avvengano casi di persone che si presentano anche 5 volte al giorno per chiedere asilo, dopo aver sostenuto di voler proseguire per la Germania nelle occasioni precedenti.
Il consigliere nazionale Balthasar Glättli ha richiamato l'attenzione sui minorenni non accompagnati, evidenziando la delicatezza della loro situazione. Il direttore del Dipartimento delle istituzioni ha replicato sostenendo come si verifichino casi di migranti "che la prima volta sostengano di avere 35 anni, poi 25 e infine 17". Gobbi ha poi rassicurato Glättli confermando come i minorenni respinti in Italia vengono trattati come tali dalle autorità italiane.
Il consigliere nazionale dei Verdi ha replicato puntando il dito contro i politici, accusati di scarsa trasparenza nel fornire le informazioni e di voler far politica approfittando dei migranti, "in particolare un politico zurighese...". riferendosi, nemmeno troppo velatamente, a Ueli Maurer.
Dopo aver fatto ascoltare la testimonianza di un ragazzo approdato a Como dopo aver girato mezza Africa per potersi pagare il viaggio su un gommone, Projer ha chiesto a Gobbi quali fossero i suoi obiettivi: "Mantenere la legalità alle frontiere e garantire la sicurezza interna", ha risposto il direttore del DI. Molti migranti "si sono fatti delle illusioni", ha aggiunto Gobbi, ribadendo come ci siano delle leggi da rispettare.
"Si può fare di più ma c'è troppa paura"
Per Miriam Behrens bisogna fare di più per favorire il ricongiungimento familiare di coloro che sostengono di avere parenti in Germania o in Europa.
"La svizzera non può dare da sola una risposta a un problema europeo - ha detto Marco Romano. La soluzione non è quindi "aprire le frontiere" e far entrare tutti e 500 i migranti di Como". La Svizzera costituisce l'entrata per l'Europa e si rischierebbe "di seguire l'esempio della Germania e la sua politica del "tutti dentro" che non ha funzionato", ha concluso Romano. "Perché aprire a Chiasso se poi il problema si sposta a Basilea?"
Una replica che non ha convinto del tutto Miriam Behrens, secondo cui la Svizzera potrebbe accogliere più migranti dall'Italia ma "c'è troppa paura". Per Doris Fiala la Svizzera non è "senza cuore", "ma come si fa a definire qual è il numero 'giusto' di persone da accogliere?"
Le procedure al confine
Glättli ha invece sostenuto come ogni richiesta vada valutata dalla SEM e non dalla politica o dalle Guardie di confine. Per il consigliere nazionale dei Verdi sarebbe più corretto far entrare chiunque depositi una domanda d'asilo per poi verificarla successivamente.
Patrick Benz e David Keller hanno spiegato le procedure in atto al confine. "Quando un migrante fa domanda d'asilo le guardie di confine ascoltano personalmente ogni persona per verificarne la fondatezza". Grazie agli accordi di Dublino (che prevede la registrazione con le impronte digitali) è possibile verificare tramite la banca dati "Eurodac" se un richiedente d'asilo ha già fatto domanda presso un altro paese, se sì viene respinto come da accordi. La Guardie di confine non hanno però acceso a tale sistema, le impronte digitali vengono quindi inviate a Berna.
Per Doris Fiala se una persona proviene da un paese non a rischio, "si tratta di un caso di immigrazione illegale ed è giusto che venga respinto". Da Como, il responsabile della Caritas Roberto Bernasconi ha invece puntato il dito contro entrambi i paesi, che "rimbalzano il problema ai vicini".
I controlli alle frontiere
Una vivace discussione si è invece verificata sul tema del rafforzamento dei controlli alle frontiere. Secondo Glättli ricorrere all'esercito per compiti di aiuto nelle retrovie (Gobbi cita ancora il caso dei migranti in fuga a Coldrerio) è "fuori discussione e controproducente". Doris Fiala ritiene corretto rafforzare le frontiere ma senza chiuderle del tutto (Gobbi aveva parlato di chiusura dele frontiere agli immigrati illegali, non di una chiusura totale).
© Ticinonews.ch - Riproduzione riservata

