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Ticino
A processo quattro giornalisti de Il Caffè
A processo quattro giornalisti de Il Caffè
A processo quattro giornalisti de Il Caffè
Redazione
10 anni fa
Sono accusati dalla procura ticinese di diffamazione e concorrenza sleale per i servizi sul caso Rey

Una gomma che cancella la scritta "Libertà di stampa": è una prima pagina insolita, quanto eloquente, quella che presenta questa mattina Il Caffè della domenica.

Il motivo è presto spiegato dallo stesso domenicale: "La magistratura ha comunicato due settimane fa al Caffè di essere intenzionata a portare in aula penale, accusandoli di diffamazione e concorrenza sleale - come richiesto dalla denuncia della clinica Sant’Anna - quattro giornalisti della testata, per i servizi pubblicati sulla vicenda della struttura sanitaria privata di Sorengo, ovvero l’asportazione dei seni per un errore di identità ad una paziente allora sessantasettenne. Era l’8 luglio del 2014. Per quel tragico errore sotto inchiesta è finito il chirurgo Piercarlo Rey che però ora chiede di estendere il procedimento penale ad altri. Le responsabilità, sostiene il medico, non possono essere solo mie ma vanno ricercate anche nell’organizzazione della clinica".

La denuncia del nosocomio contro il domenicale era partita in agosto (vedi articoli suggeriti) e tra la fine di ottobre e l'inizio di dicembre vi sono stati gli interrogatori, fino a giungere prima di Natale alla chiusura dell'inchiesta, che ha portato appunto all'accusa della procura contro Il Caffè, reo - si legge sulle sue pagine - di aver realizzato un'inchiesta giornalistica, scaturita dalla domanda ("di estremo interesse per i cittadini trattandosi di salute", viene puntualizzato) se è possibile che l’errore di una sola persona, ossia il chirurgo, possa annullare ogni procedura di sicurezza interna in merito all’identificazione del paziente e della parte da operare.

Il domenicale sottolinea che i servizi che ne sono scaturiti sono "inappuntabili, vale a dire senza alcun errore o inesattezza". Secondo il Sant'Anna e il procuratore Antonio Perugini, però, essi rappresentano un "accanimento giornalistico" e hanno prodotto una "concorrenza sleale" all’attività della struttura privata.

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