
Una madre straniera di Bellinzona comparirà davanti alla Corte delle Assise correzionali a fine ottobre. Tra le imputazioni spicca un unicum a livello ticinese: tentata mutilazione di organi genitali femminili. La donna, riferisce il domenicale Il Caffè, è accusata di aver cercato di effettuare l’atroce rituale sulla figlia nel 2017, a Bellinzona. L’operazione non è andata a buon fine. Dovrà inoltre rispondere anche di lesioni, vie di fatto e violazione del dovere d’assistenza.
Come detto, si tratterebbe di una prima in Ticino. L’articolo che vieta le mutilazioni genitali femminili è stato inserito nel Codice penale il 1° luglio 2012 e finora si stima che in Svizzera le vittime di questa barbara pratica siano circa 15mila, una cifra fortemente cresciuta negli ultimi anni, di pari passo con l’immigrazione da Eritrea, Etiopia, Somalia, Sudan ed Egitto.
La prima e unica condanna risale all’anno scorso, quando una donna somala residente nel canton Neuchâtel era stata condannata a 8 mesi di carcere con la condizionale per aver fatto mutilare le sue due figlie in Somalia. In quell'occasione la Corte prima e il Tribunale federale poi avevano ritenuto che l’articolo di legge dovesse essere applicato a tutte le persone residenti in Svizzera, indipendentemente dal luogo del reato.
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