
La quantità di droga trafficata è impressionante, così come i mezzi messi in campo dagli inquirenti italiani e svizzeri: 206 chili di cocaina sequestrati il 23 gennaio 2007 in un porto spagnolo. Un’altra sessantina contestati dalla polizia a due dei protagonisti dell’inchiesta, arrestati il 24 gennaio alla dogana di Brissago, mentre si recavano al porto Genova a ritirare il camper sul quale la polizia aveva trovato la droga. Camper che al termine di un lungo viaggio in Sudamerica, con tappa a Dakar in Africa, venne spedito via nave con il suo prezioso carico. L’inchiesta si chiama Lillo e da lunedì prossimo sarà al centro di un processo al Tribunale penale federale di Bellinzona. Il principale imputato è l’italo-argentino Pietro Luigi Giugovaz, accusato di organizzazione criminale e violazione aggravata della legge sugli stupefacenti. Stesse accuse promosse dal procuratore federale Sergio Mastroianni, che ha firmato un atto d’accusa di trenta pagine, per Alberto Francisco Tortorelli, anche lui italo-argentino, che abitava a Locarno. Ma i legali dei due uomini, Silvia Torricelli e Lorenzo Fornara, contesteranno proprio il reato di organizzazione criminale, che già in passato, come nel recente processo alla mafia delle sigarette, è caduto in tribunale. Un reato corrispondente in sostanza all’italiana “associazione a delinquere di stampo mafioso”. E in questo caso la mafia centra, in particolare la ‘ndragheta calabrese, perché a esponenti delle cosche era destinata la cocaina. In Italia si sono già svolti alcuni processi legati all’inchiesta Lillo, che nel maggio del 2007 aveva portato all’arresto nei pressi dell’Ortomercato di Milano, di una ventina di persone legate secondo gli inquirenti alla malavita calabrese.
Gli altri due imputati sono donne, entrambe residenti nel Locarnese: Serenella Bondietti, patrocinata da Carlo Borradori, e Hiedi Zgraggen, difesa da Alain Susin. Quest’ultima è l’unica del quartetto che andrà a processo a piede libero. Gli inquirenti accusano Giugovaz e la Zgraggen, sua ex compagna, di aver organizzato già un precedente traffico di cocaina per una sessantina di chili, sulla base di tracce di droga trovate in un altro camper sequestrato alla stessa Zgraggen. Ma questa parte del procedimento è puramente indiziaria.
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