
I camionisti, quelli che a bordo di enormi bisonti della strada divorano decine e decine di chilometri ogni giorno, quelli che trasportano ogni sorta di materiale nei cantieri, sono in grado di caricare e scaricare di tutto. I camionisti sono uomini che hanno le spalle larghe. Ma non abbastanza per sopportare l’accusa di essere dei truffatori. Questa mattina, nell’aula della Pretura penale di Bellinzona sul banco degli imputati ci sono finiti in sette, difesi dagli avvocati Andrea Marazzi e Andrea Bersani, oltre all’ingegnere direttore di un’impresa di granito difeso dall’avvocato Patrizia Gianelli. Sette autisti, con le loro mani ingrossate dal lavoro e l’orgoglio ferito. Tutti accusati dalla procuratrice pubblica Fiorenza Bergomi, oggi non presente in aula, dello stesso reato: truffa e falsità in documenti. Provento del presunto reato? Poco più di cinquemila franchi su un lavoro da oltre centomila franchi. E’il 2007. I camionisti sono dipendenti di una ditta di trasporti di Preonzo. Devono portare da una cava di Iragna enormi massi di granito che servono per i lavori di arginatura del fiume Vedeggio. Il committente è il Cantone. I camion per diversi giorni vanno alla cava, caricano i massi, eseguono le operazioni di pesa e ripartono alla volta del cantiere. Ma mentre a Iragna i camion vengono caricati, c’è qualcuno che di nascosto scatta alcune fotografie. E’il titolare di una ditta di trasporti, arrivato secondo nella gara d’appalto per i lavori sul Vedeggio. Le foto mostrano che le procedure di pesa nella cava non sono chiare. Infatti per portare il carico al peso esatto, sulla pesa viene messa anche un’auto. Ma l’operazione, si sono difesi gli imputati, era stata ordinata dai superiori, per evitare di fare avanti e in dietro e magari rifare le operazioni di carico. Per l’accusa inoltre anche le tare dei mezzi pesanti erano inesatte di qualche quintale. Ma le tare – hanno risposto gli imputati - sono il frutto di una media perché nel corso di una giornata il peso del camion varia anche a seconda del carburante e di altri fattori tecnici. E’una prassi applicata praticamente da tutti in Ticino, hanno detto, di cui tutti sono a conoscenza. Non i funzionari del Dipartimento del territorio, che ricevute le foto decidono di procedere con la denuncia. Perché “in qualità di funzionari abbiamo il dovere di segnalare irregolarità” hanno detto due responsabili del dipartimento in aula. “Ma voi ci avete guadagnato qualcosa da questa vicenda?” ha chiesto a tutti gli imputati il pretore Damiano Stefani. Significativa la risposta di uno di loro .“L’unica cosa che ho guadagnato è mia figlia che un giorno mi ha chiesto se fossi un truffatore. Noi per quel lavoro abbiamo solo eseguito gli ordini. Lavoriamo 11 ore al giorno, stressati perché se perdiamo due minuti perdiamo tutto il giro, e magari ci becchiamo pure i rimproveri del capo. Ma allora signor pretore secondo lei vale la pena ammazzarsi di lavoro per poi finire processati per qualcosa di cui non siamo colpevoli?”. Per la cronaca dopo la vicenda del 2007, una parte del trasporto del granito se lo è aggiudicato l’impresario che consegnò le fotografie ai funzionari del cantone. Quello che nella gara d’appalto arrivò secondo. La sentenza è prevista per domani. [email protected]
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