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"A Pregassona una perquisizione sproporzionata"
"A Pregassona una perquisizione sproporzionata"
"A Pregassona una perquisizione sproporzionata"
Redazione
10 anni fa
Una criminologa socialista contesta l'intervento della Polizia di Lugano. "Non favorisce la prevenzione"

Giunge da Losanna una severa critica all'operazione condotta in ottobre dalla Polizia di Lugano in quattro palazzi di Pregassona riconducibili allo stesso proprietario, tra cui lo stabile noto come "il grattacielo".

Ad esporla è la criminologa e consigliera nazionale socialista Rebecca Ruiz, che in un'intervista al settimanale Area definisce "sproporzionate" le perquisizioni volte a verificare eventuali presenze abusive in quegli stabili.

Come noto, gli agenti di Polizia avevano perquisito un totale di 103 appartamenti, procedendo a due arresti e due fermi. Erano inoltre state spiccate quattro denunce per stupefacenti e tre multe per canapa (vedi articolo suggerito).

Un bilancio definito "modesto" dallo stesso capodicastero sicurezza della Città di Lugano Michele Bertini e che secondo la criminologa vodese dimostra che l'imponente operazione era "ingiustificata".

"Imponenti operazioni di polizia si possono senz’altro effettuare" dichiara Ruiz ad Area. "Alla loro base però ci vogliono dei sospetti fondati di infrazioni commesse. Per esempio, operazioni anti-droga in luoghi pubblici noti per lo spaccio, perquisizione d’immobili dove si sospetta la tratta umana, la prostituzione forzata o dove si esercita in condizioni che possano mettere in pericolo le lavoratrici del sesso. Nella valutazione di queste operazioni rimane fondamentale il principio della proporzionalità."

"Operazioni con gran dispiego di forze di polizia ci sono state anche in Romandia" prosegue la criminologa. "Ma erano mirate su sospetti ben fondati. A Losanna ad esempio sono intervenuti in un ristorante dove si vendeva droga, in uno stabile dove poi furono chiusi 13 saloni di massaggi illegali. Anche nella pubblica piazza Riponne centinaia di agenti hanno fatto dei controlli in relazione allo spaccio di droga. Ma una perquisizione generalizzata di tutti gli appartamenti di un palazzo popolare, non è mai accaduta."

Secondo la criminologa, non si è quindi trattato di un'attività preventiva di sicurezza, come sostiene la Polizia di Lugano, bensì di "un intervento sproporzionato".

"A meno che la polizia non abbia informazioni secondo cui tutti gli inquilini di un immobile vendano droga" precisa Ruiz, "ma guardando il bilancio finale dell’operazione, ne dubito fortemente."

"Aggiungo che la vera prevenzione nei quartieri più a rischio si ottiene con una presenza quotidiana della polizia, quale l’agente di quartiere" prosegue la criminologa. "Una figura che conquistando la fiducia dei cittadini e instaurando relazioni personali consente di intervenire rapidamente dove e quando necessario. Un’imponente operazione di polizia condotta all’alba, in modo indiscriminato, non favorisce la prevenzione."

In conclusione Ruiz sostiene che un'operazione come quella condotta dalla Polizia di Lugano - che tra l'altro ne ha già preannunciate altre simili - rischia di criminalizzare le persone in base al loro reddito o le loro origini. "Certo" afferma. "Operazioni di questo genere devono essere condotte solo sulla base di sospetti solidi. Il semplice fatto da abitare in un quartiere di condizioni modeste o essere beneficiari dell’aiuto sociale è sufficiente per perquisirti la casa, è estremamente problematico."

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