A Meride è spuntato un presepe... per non dimenticare
La sacra famiglia rappresentata dall'artista Lothar Drack avvolta da giubbotti di salvataggio: il richiamo è quello del dramma dei migranti nel Mediterraneo
Redazione
A Meride è spuntato un presepe... per non dimenticare
A Meride è spuntato un presepe... per non dimenticare

In questi giorni a Meride è spuntato un presepe…sui generis. La sacra famiglia è stata rappresentata avvolta da giubbotti di salvataggio: il richiamo è quello del dramma dei migranti nel Mediterraneo e la vicenda non è piaciuta a Lorenzo Quadri.

"Questo è un presepe che fa vedere Maria e Giuseppe e mostra anche il fatto che anche loro erano dei profughi. L'idea è nata nel 2015 quando c'è stata quest'ondata migratoria molto grande, ho pensato di poter fare qualcosa con i giubbotti di salvataggio", spiega l'artista Lothar Drack ai microfoni di TeleTicino. 

C’è il Mediterraneo – le sue speranze, i suoi orrori – nel presepe dell'artista argoviese. Il messaggio lanciato dai piedi del nucleo storico di Meride, è di quelli forti. Tre ceppi di pino – richiamo alle tradizioni contadine della regione – incarnano la Sacra Famiglia avvolta in tre giubbotti di salvataggio.

Espediente simbolico per raccontare un dramma apparentemente lontano, eppure estremamente vicino. Duemila anni fa, perseguitati da Erode, Maria Giuseppe e Gesù, furono costretti ad abbandonare la loro terra per riparare – profughi – in Egitto. Profughi esattamente come le oltre 100mila persone che nel 2018 hanno raggiunto le coste europee.

"Questa è la situazione del mondo: ci sono dei paesi che hanno abbastanza e paesi che non hanno abbastanza. Penso che in futuro la migrazione sarà un dato di fatto e sarà sempre più presente. Si posso chiudere gli occhi, ma la migrazione ci sarà", sottolinea Drack.

Un messaggio, che ha subito scatenato le ire su facebook del consigliere nazionale leghista Lorenzo Quadri che taccia l’opera di propaganda pro-frontiere spalancate e pro 'devono entrare tutti'.

"Penso che sia la sua attività, è il suo lavoro parlare così. Non è il mio lavoro. Adesso, nel Mediterraneo, muoiono di più", prosegue l'artista argoviese, che aggiunge: "Oggi ci sono molto meno migranti ma ne muoiono di più. Questo è un dramma, ma non si sente".

E le cifre sono chiare. Secondo le Nazioni Unite (ONU) se nel 2017 si parlava di un morto ogni 38 migranti, nel 2018 la stima è di un morto ogni 7. Duemila, invece, i decessi solo quest’anno.

"Quando hai qualcosa hai anche la paura di perderla. Noi abbiamo tanto, e così abbiamo molta paura di perdere tutto", conclude Drack.

Maggiori dettagli nel servizio del TG di TeleTicino in onda dalle 18.45