
«Non c'è bisogno di autorizzazione per dire: "Mai più campi di concentramento, mai più razzismo". E non c'è bisogno nessuna autorizzazione per dire: "Mai più genocidi come quello che sta avvenendo nella Striscia di Gaza». Con queste parole di Matteo Pronzini, deputato dell'MPS in Gran Consiglio, si è aperto il presidio antifascista nella centralissima piazza Manzoni a Lugano organizzato da SOA Il Molino, Collettivo Scintilla, Extinction Rebellion Ticino, Collettivo R-Esistiamo, MPS e altri gruppi. Presenti sul posto circa 300 persone.
Ricordiamo che lo scorso martedì il Municipio di Lugano aveva deciso che la manifestazione non sarebbe stata tollerata poiché assenti «le condizioni per autorizzare l’utilizzo del suolo pubblico».
Aspetto, questo, ribadito ancora oggi dagli agenti presenti sul posto. «La vostra manifestazione non è autorizzata», hanno detto le forze dell'ordine ai presenti. «Vi accordiamo cinque minuti per disperdervi e abbandonare il luogo. Ogni tentativo di movimento sarà interrotto. Questa intimazione è una decisione dell'autorità ai sensi dell'articolo 292 del Codice penale svizzero. Alla scadenza di dieci minuti a partire da adesso interverremo con mezzi coercitivi quali gas lacrimogeno e proiettili di gomma. Coloro che non vogliono essere coinvolti nell'intervento sono invitati ad abbandonare il luogo».
Tra gli agenti schierati sul posto, anche poliziotti in provenienza dalla Svizzera francese.
La manifestazione, comunque, alla fine si è svolta nel segno della tranquillità. Dopo le prime intimazioni, la Polizia ha lasciato che i manifestanti, mai violenti, continuassero a fare i propri discorsi e si è limitata a supervisionare la situazione. Così, dopo circa un'ora e un quarto, il presidio si è concluso senza disordini.
«Non si può non essere antifascisti», dice il deputato in Gran Consiglio dei Verdi Marco Noi, presente alla manifestazione. «Voglio poi vedere come si svolgono le cose perché nel dibattito sento che le forze di polizia hanno una parte importante». Alla domanda se la manifestazione non rischi di essere una provocazione, risponde: «Il diritto di manifestare è costituzionale. Se adesso dire il proprio pensiero contro il fascismo è una provocazione, allora buttiamo via lo stato di diritto».

