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Ticino
"A Lugano non riceviamo soldi da Erdogan"
"A Lugano non riceviamo soldi da Erdogan"
"A Lugano non riceviamo soldi da Erdogan"
Redazione
10 anni fa
Sarebbero due i centri islamici ticinesi sostenuti dalla Turchia. L'imam Jelassi ribatte: "Noi ci autofinanziamo"

Su un totale di 35 centri islamici in Svizzera finanziati dalla Turchia, due si troverebbero in Ticino, rispettivamente a Bellinzona e Lugano, secondo quanto riferito dalla Sonntaszeitung.

Una rivelazione, quella del domenicale svizzero-tedesco, che ha già fornito lo spunto per un'interrogazione parlamentare al deputato leghista Boris Bignasca e che continua a far parecchio discutere.

Come oggi sul Corriere del Ticino, che dedica uno speciale di due pagine alla presunta infiltrazione del Governo turco di Recep Tayyip Erdogan nei luoghi di culto islamici del nostro Paese.

Il primo a parlare è l'imam di Lugano, Samir Jelassi, il quale ribadisce che la sua comunità non riceve alcun finanziamento dall'estero. "Noi ci autofinanziamo o riceviamo delle donazioni" afferma, precisando che "la quota per i membri del gruppo è di 30 franchi al mese" ma che "il grosso delle nostre entrate viene da offerte libere."

L'imam spiega inoltre di non ricevere alcun stipendio e di mantenersi grazie "all'insegnamento" e ad alcune collaborazioni con enti "come l'Università di Friborgo" e per un certo tempo pure "l'USI di Lugano".

ll giornalista iraniano Ali Seyed, intorno al quale si è radunata la comunità sciita in Ticino, afferma dal canto suo che "non è un segreto per nessuno" che la Turchia, ma anche altri Paesi come l'Arabia Saudita, "destinino cospicue somme alla promozione e al sostegno dell'Islam al di fuori dei loro confini."

"La cosa è nota da molti anni, anche in Svizzera dove, mi pare di avere sentito - ma non ho conferme dirette - esista addirittura un accordo tra le autorità federali e il Diyanet per l'invio di "missionari" nel nostro Paese che dovrebbero essere ogni anno una trentina, ma che probabilmente sono di più" aggiunge Ali Seyed. "Che tutto ciò abbia delle ricadute anche in Ticino non lo posso escludere."

"Ciò tuttavia non riguarda la mia comunità, l'unica sciita del Canton Ticino e che, come è facile intuire, da quei Paesi (tutti sunniti) non riceve alcunché" precisa Ali Seyed, ribadendo che anche la sua comunità si autofinanzia grazie alle sottoscrizioni dei propri affiliati.

Stefano Piazza, che sta scrivendo un libro sulla presenza dei salafiti in Svizzera, afferma dal canto suo di non essere "per niente sorpreso" dalle rivelazioni della Sonntagszeitung.

"Anche da noi molte moschee sono finanziate con i soldi della Diyanet, dunque del Governo turco" afferma. "E la domanda è: a chi vanno questi soldi? Eccovi una risposta: il 30 aprile a Näfels (Glarona) aprirà una nuova moschea il cui imam, Salimi Musli, albanese, è un salafita, ossia espressione dell'Islam più radicale che fa riferimento allo Stato islamico. Il tizio in questione è un antisemita feroce, un sostenitore degli imam più radicali d'Albania. Dunque nel nostro Paese abbiamo imam salafiti, pagati dalla Turchia, che esprimono sentimenti anti-occidentali."

"È impensabile che queste comunità non ci siano anche in Ticino" dichiara Piazza, secondo cui anche la Svizzera, come l'Austria, dovrebbe vietare finanziamenti provenienti dall'estero per la costruzione e il sostegno delle moschee.

L'ex delegato cantonale per l'integrazione, Francesco Mismirigo, sottolinea infine la divisione del mondo islamico in Ticino, composto da diverse entità che non collaborano molto fra di loro. Diverse di queste piccole comunità si ritrovano a pregare in scantinati. E quindi Mismirigo propone: "Perché non si realizza davvero un luogo di culto comune per tutte le correnti musulmane del Cantone, ma con finanziamenti trasparenti?"

Mismirigo sostiene che questo luogo di culto dovrebbe essere costruito "secondo certi parametri dettati dall'autorità cantonale."

E infine ricorda che di recente il consigliere di Stato Norman Gobbi ha dato mandato alla SUPSI di tracciare un profilo attendibile della presenza islamica in Ticino. "Lo studio dovrebbe essere pronto per la fine dell'anno prossimo."

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