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Ticino
A Lugano la festa del sabotaggio
Redazione
12 anni fa
Il CSOA denuncia "la Svizzera maschia" e organizza una tre giorni per ribadire l'importanza di sabotare l'attuale sistema

"Festeggiamo il sabotaggio" è il tema della tre giorni programmata per questo weekend dal Centro sociale autogestito il Molino di Lugano.

Tre giorni "di altri mondi possibili", secondo la definizione degli attivisti. La prima serata, giovedì 8 maggio, sarà dedicata alla resistenza in Val di Susa contro la realizzazione della linea ferroviaria ad alta velocità tra Torino e Lione, con una cena solidale e la proiezione di un documentario nella sede di Lugano. La seconda serata, venerdì, sarà invece curata dal Collettivo Zapatista di Lugano, sempre al Molino. La terza sarà invece una giornata e si terrà a Torino, dove gli autogestiti raggiungeranno la manifestazione popolare del movimento NO TAV.

In un comunicato odierno, intitolato "vivere combattendo per non morire lavorando", il CSOA il Molino ribadisce altresì di non riconoscersi nell'immagine di "paese forte" che la Svizzera sta cercando di darsi. "Di quella Svizzera “maschia” che accoglie iniziative xenofobe, respingendo ed espellendo persone alla ricerca di una parvenza di vita" precisano gli autogestiti.

"Semmai davvero bisogna essere forti, è nel ribadire che “nessun essere umano è illegale”, che nessuno può essere sotterrato in un bunker militare a 2’000 metri, che nessuno può essere respinto alle frontiere, rinchiuso in un lager, insultato o malmenato in qualche bosco del Ticino. Che Arlind, Yasin e qualsiasi altra persona, possono rimanere sul territorio che abitano, non perché piu o meno meritevoli, integrati o assimilati, ma perché solo includendo le diversità si raggiunge l'uguaglianza e la legalità non ha niente a che fare con la giustizia" aggiungono.

"La giustizia per cui lottiamo è quella che riguarda lavoratori e lavoratrici, disoccupate e inoccupati, precarie, migranti, frontaliere, mendicanti, viaggiatori e vagabonde" si legge ancora nel comunicato. "Combattere lo sfruttamento e la devastazione non passa unicamente da salari più giusti e dignitosi ma dal netto rifiuto di politiche discriminatorie ed escludenti. Opporsi a coloro che impongono la guerra tra poveri, passa anche dalla costruzione di visioni “altre” in grado di scardinare rassegnazione, paura e omologazione."

"Oggi più che mai, consapevoli che “la crisi” è parte strutturale e funzionale del capitalismo, non possiamo rimanere appesi alle categorie del “paese forte” e del “salario giusto” senza ripresa del conflitto contro ogni ingiustizia sociale, economica, ambientale, di genere o di provenienza" aggiungono. "L'alternativa al modello unico di produzione, consumo e morte si crea nei momenti di rottura e nei gesti di solidarietà complice, a fianco di tutte e tutti coloro che si battono per altri mondi possibili, senza concedere spazi alle distinzioni tra legale e illegale, colpevoli e innocenti."

"È questo sentimento che ci ha portati a contestare il procuratore Caselli per la criminalizzazione del movimento NO TAV" scrivono ancora gli autogestiti. "Un gesto complice, per cui 9 persone sono attualmente indagate (una perdendo il posto di lavoro) con varie accuse, tra cui quella di sommossa, dal duo Gobbi/Noseda. Per quanto esagerato e grottesco, lo zelo del procuratore nostrano non è per nulla paragonabile con quanto avviene sempre più sistematicamente in Italia, dove 4 compagni sono attualmente tenuti in regime carcerario isolato e punitivo, con l'accusa di terrorismo per l'incendio di un compressore del cantiere per l'alta velocità in Val Susa. Saremo quindi a Torino, sabato 10 maggio alla manifestazione popolare "Colpevoli di resistere" indetta dal movimento NOTAV con Chiara, Claudio, Mattia, Niccolò."

"Sabotare l'attuale sistema - ognuno a suo modo e con i propri mezzi - diffondendo un'altra visione culturale, politica e sociale e partecipando alla costruzione di un'alternativa di vita reale, come succede in Val Susa o nelle comunità zapatiste in Chiapas, è secondo noi il cammino che ci resta da percorrere" concludono. "Non c'è solidarietà senza rivolta!"

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