
Tirare il dado, avanzare con la pedina e affrontare imprevisti lungo il percorso, cercando di raggiungere l'arrivo. Al Museo di Leventina di Giornico il classico gioco dell’oca si trasforma in uno strumento originale per raccontare i disastri e le catastrofi che hanno segnato la storia, locale e globale. Nasce così il «gioco del rischio», una mostra interattiva che accompagna i visitatori in un viaggio cronologico dal XII secolo fino ai giorni nostri, attraverso 63 caselle che permettono di viaggiare attraverso le varie epoche. Ogni tappa rappresenta un evento, non solo legato alla Leventina ma anche a contesti internazionali che hanno avuto ripercussioni sul territorio. «Rappresentano una storia legata agli eventi successi in Leventina, ma non solo», spiega la direttrice del museo Diana Tenconi. «Ci sono anche fatti accaduti altrove che hanno influito su situazioni di disastro o catastrofe legate alla regione».
Carte jolly: gli imprevisti
Elemento centrale dell’esperienza sono le carte jolly, che permettono ai giocatori di prepararsi agli imprevisti. «Il visitatore sceglie tre carte che ritiene utili per affrontare i pericoli», spiega Alessandra Ferrini, responsabile della collezione etnografica dello Stato. «Poi, avanzando nel gioco, scopre se le sue scelte erano adeguate oppure no per affrontare pericoli». Una dinamica che richiama direttamente la gestione reale dei rischi: non si possono prevedere tutti gli eventi, ma è fondamentale saper scegliere come prepararsi. «Non si potranno avere più di tre carte jolly», sottolinea Tenconi, «quindi bisognerà selezionarle con attenzione».
Obiettivo
L’obiettivo della mostra non è però quello di generare ansia, bensì stimolare una riflessione. Le catastrofi, ricordano i curatori, fanno parte della storia umana e vanno comprese anche al di là della sola dimensione scientifica. «Spesso ci si concentra sugli aspetti tecnici», osserva Ferrini, «ma si dimentica la componente antropologica e storica: i disastri sono spesso il risultato di una concatenazione di eventi». Un concetto ribadito anche dalla direttrice: «Gli eventi naturali sono sempre esistiti. Diventano disastri quando coinvolgono le persone».
Il percorso
Il percorso tocca episodi molto diversi tra loro: dalla peste nera alla «Buzza di Biasca», dall’eruzione del Tambora alle trasformazioni di Airolo, fino all’incidente del San Gottardo del 2001 e alla pandemia di coronavirus, ultima tappa del gioco. Un modo ludico e accessibile per interrogarsi su vulnerabilità, prevenzione e capacità di adattamento, trasformando la memoria dei disastri in uno strumento di consapevolezza.

