
A poco più di un mese dal suo fermo al valico di San Pietro di Stabio mentre stava aiutando tre presunti minorenni africani a entrare illegalmente in Svizzera, la deputata socialista Lisa Bosia Mirra ha rilasciato al Caffé la sua prima intervista.
Sul procedimento penale che la riguarda, Bosia Mirra non dice nulla ("Non posso, parlerò alla fine"), ma su alcuni altri temi di attualità che le stanno a cuore sì.
Come ad esempio sul dietrofront del Consiglio di Stato sulle espulsioni per motivi economici di genitori stranieri di bambini svizzeri. "È naturalmente una buona notizia, perché c'è stata una riflessione sulle conseguenze che un rinvio del genere comporta, sia per ch ne è direttamente toccato, sia per la stessa popolazione che conosce quelle persone" afferma Bosia Mirra.
Secondo la socialista la decisione del Governo rappresenta tuttavia solo "una foglia di fico", "nel senso che si agisce per salvaguardare i diritti di qualcuno che ha un certo tipo di rete sociale, mentre coloro che questo sostegno non hanno, e non possono appellarsi all'opinione pubblica, continuano ad essere mandati via."
Bosia Mirra sostiene infatti che i rinvii continuano. "Anche dal Ticino, come segnalo anche sulla mia pagina Facebook ricordando il caso di Mhretoab, un quarantenne eritreo con ustioni così profonde sul corpo da avere tre dita della mano incollate" dichiara la socialista. "I giornali avevano raccontato la sua storia. Alla fine è stato "dublinato", deportato anche lui. E pensare che solo due giorni prima aveva giocat una partita di pallone contro la squadra del Gran Consiglio... Portato a Milano, dove abbiamo cercato di attivare la rete informale di sostegno, ma purtroppo se ne sono perse le tracce. È uno dei tanti senza nome."
La deputata afferma poi che l'emergenza migranti non è migliorata. "Anzi, sotto certi punti di vista la situazione è addirittura peggiorata per quanto riguarda Como. Parliamo delle stesse modalità di esclusione dalla società civile. A Como si è verificato quello che è successo a Ventimiglia o a Roma con l'esperienza Baobab. Dapprima ai volontari viene impedito l'accesso alla comunicazione e in un secondo tempo si spostano i richiedenti l'asilo in un posto dove non sono più visibili. Diventando invisibili al mondo, così scompaiono anche per l'opinione pubblica. È un meccanismo che si ripete dalla Grecia fino a Como. Esemplare, qui da noi, l'allontanamento da via Nassa, dove in fondo non creavano nessun problema ma erano visibili."
Bosia Mirra sostiene che questo meccanismo viene messo in atto "scientemente": "Evitando che ci siano contatti tra cittadini e migranti, si evitano anche diverse iniziative, dalla raccolta di firme alle proteste e alle lettere sui giornali" conclude-
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