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Ticino
"A Berna sappiamo del problema dei frontalieri"
Redazione
12 anni fa
Il consigliere federale Schneider-Ammann è sceso in Ticino per parlare del salario minimo e del mercato del lavoro

È giunto un altro consigliere federale in Ticino. Questa volta per parlare del salario minimo di 4000 franchi, tema in votazione il prossimo 18 maggio. Il ministro dell'economia Johann Schneider-Ammann è arrivato in serata presso il Centro eventi di Cadempino ed è stato accolto dal Comitato interpartitico "No al salario minimo unico". All'incontro hanno partecipato anche i Consiglieri nazionali Fabio Regazzi (PPD) e Giovanni Merlini (PLR), il presidente dei giovani UDC Alain Bühler e il direttore della Camera di Commercio ticinese Luca Albertoni.

Durante il suo intervento, avvenuto in italiano, il consigliere federale ha sottolineato i motivi secondo cui bisogna respingere l'iniziativa, che chiede di stabilire nella Costituzione un salario minimo di 22 franchi all'ora per tutti i settori, le professioni e le regioni.

"Come ministro dell’economia e del lavoro" ha sottolineato durante la tavola rotonda, "non sono affatto contrario a salari buoni, anzi! E non sono nemmeno contrario ai CCL. Però sono contrario al fatto che lo Stato imponga dei salari più alti, costringendo i settori economici ad avere contratti collettivi di lavoro senza coinvolgere le parti sociali. Perché così facendo non si tiene conto né delle esigenze dei rami dell’economia, né delle regioni. Sono convinto che sarebbe un errore e lo pagheremmo caro, perdendo posti di lavoro. L’iniziativa sui salari minimi è rischiosa perché le imprese potrebbero non riuscire a coprire i costi e sarebbero costrette a tagliare posti di lavoro oppure a trasferirli all’estero. Le professioni più a rischio si trovano nelle fasce di reddito più basse e il Cantone che ne ha più della media è proprio il Ticino, con un tasso del 19%".

Schneider-Ammann si è soffermato anche sul tema dei frontalieri: "A Berna sappiamo che nel Canton Ticino la situazione dei frontalieri pone grossi problemi. E non lo sappiamo soltanto dal 9 febbraio scorso. Le difficoltà sono tante e vanno affrontate: dobbiamo agire e trovare delle soluzioni". A questo proposito il Consigliere federale ha sottolineato che già molto è stato fatto, ma bisogna trovare un modo ancora più efficacie per far applicare al meglio le leggi. "Stiamo lavorano a pieno regime per colmare le lacune e in stretta colloborazione con le autorità ticinesi" ha assicurato il ministro. "Abbiamo aumentato per esempio i mezzi finanziari per fare più controlli nel Cantone e organizzato corsi di formazioni in tutte le regioni".

Alla domana diretta «Ma l’iniziativa sui salari minimi, dopotutto, non sarebbe un modo elegante per risolvere il problema dei frontalieri?» il consigliere federale ha risposto con un chiaro no. "Il giorno in cui sarà stato imposto in tutto il Paese un salario minimo rigido, nonché altissimo a livello internazionale, allora sì, è probabile che non si potrà più assumere frontalieri a salari nettamente inferiori. Ma se in cambio scompariranno migliaia di posti di lavoro, il prezzo che la regione dovrà pagare sarà davvero troppo alto. Per risolvere i problemi servono soluzioni più mirate. E le soluzioni dobbiamo trovarle insieme - anche se sono difficili, anche se finora nessuno ha trovato la ricetta miracolosa".

Schneider-Ammann ha inoltre dichiarato che il Consiglio federale ha preso atto dell'iniziativa cantonale che vuole denunciare l'accordo con l'Italia sui frontalieri: "La richiesta è allo studio, ma per il momento non posso esprimermi sui contenuti. Ma posso dirvi chiaramente che il Consiglio federale ha ben sentito il vostro appello".

 

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