
Una quindicina di organizzazioni, movimenti politici e realtà sociali ticinesi promuovono una manifestazione di solidarietà "con il modello sociale del Rojava (nord siriano) e contro la sporca guerra condotta dal regime del presidente Erdogan nelle regioni del paese abitate a maggioranza dalla popolazione curda", il prossimo 21 maggio a Bellinzona, con ritrovo alle 14 in stazione.
Aderiscono alla manifestazione la Comunità curda in Ticino, la Comunità Siriaca in Ticino, il Comitato ticinese per la ricostruzione di Kobane, l'Associazione Svizzera-Cuba, il Circolo Carlo Vanza, il Centro sociale autogestito il Molino, il Collettivo Scintilla, il Forum alternativo, il Partito operaio popolare, il Partito socialista, il Movimento per il socialismo, il sindacato Unia, la Giso, la Casa culturale internazionale di Lugano e alcuni compagni della sinistra turchi.
Gli organizzatori espongono qui di seguito i motivi della manifestazione:
"Un anno e mezzo fa il mondo guardava con ammirazione all’eroica resistenza della popolazione della città di Kobane all’assalto delle bande nere di Daesh. Fu una vittoria dell’umanità contro la barbaria del fascismo teologico incarnato dallo Stato islamico. Ma da quelle terre non arriva il solo messaggio di resistenza, ma la proposta innovativa di un modello sociale e politico in atto da anni."
"Nel Confederalismo democratico, il modello sui cui s'ispirano i tre cantoni che compongono il Rojava, si sperimenta la partecipazione diretta degli abitanti alle decisioni che li riguardano."
"L’obiettivo non è creare nuovi stati e nuovi confini portatori di disgrazie, ma una confederazione che permetta la pacifica convivenza e l'autodeterminazione dei popoli che abitano il territorio (curdi, assiri, siriaci, caldei, turcomanni, armeni, arabi e ceceni). Assemblee di villaggi, di quartieri, di città indicano le priorità e quali i bisogni da soddisfare dei suoi abitanti."
"Il ruolo attivo delle donne è una colonna portante del processo sociale in atto. Le donne del Rojava hanno infatti deciso di non subire la violenza della guerra, diventando parte attiva della resistenza e soprattutto del processo decisionale e politico. Per ogni ruolo chiave dell’amministrazione sociale e politica ci sono due cariche, una riservata agli uomini e una alle donne. Le organizzazioni femminili hanno elaborato una dichiarazione sui diritti di genere che costituisce la legislazione più innovativa del Medio Oriente ed è di esempio anche ai paesi europei. Inoltre, particolare attenzione è riservata all’ambiente e alla ridistribuzione della ricchezza, la cui ineguaglianza produce ingiustizia e conflitto."
"Nel Rojava è dunque in atto una rivoluzione economica, culturale, sociale e politica. Un’alternativa non immaginaria né utopica, poiché prova la propria fattibilità nella quotidiana realizzazione delle idee di autogestione democratica, presentate nella Carta del Contratto Sociale."
"Nei fatti, il Confederalismo democratico del Rojava è la migliore soluzione per tutto il Medioriente per sanare i disastri causati dai confini artificiosi imposti dalle potenze europee inglesi e francesi con l’accordo Sykes-Picot di cui in questi giorni si ricordano i 100 anni."
"Ed è proprio la proposta alternativa che spaventa e contagia, non solo gli ideologi del fascismo religioso Daesch, ma anche i regimi del Medioriente e tutti quegli stati interessati, per fini geopolitici, che in quelle terre non vi sia mai pace. La popolazione che vive nelle regioni a maggioranza curda in Turchia si è ispirata al concetto del Confederalismo democratico, proclamando l’autogestione nelle città e campagne. La risposta del neosultano Erdogan non si è fatta attendere."
"Per contrastare queste legittime ambizioni e per cinici scopi elettorali, ha unilateralmente scatenato una guerra alle popolazioni locali, mettendo a ferro e fuoco intere città, arrivando anche ad usare armi chimiche, sequestrando e assassinando la popolazione residente, impedendo ogni contatto con l’esterno, lasciando morire civili di fame e sete, sparando su chi tentava di soccorrere feriti o sepellire morti."
"Poco o niente trapela nei media mainstream europei delle centinaia di vittime causate da questa feroce repressione in corso da luglio 2015."
"Scendiamo dunque in strada a Bellinzona il 21 maggio per esprimere la nostra solidarietà e sostegno alla rivoluzione del Rojava e denunciare la collaborazione degli Stati europei con la Turchia, che sta attuando un vero e proprio genocidio del popolo curdo. Rompiamo il silenzio!"
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