
Si è aperto ieri a Vicenza il processo a carico dell'allenatore, dell'istruttrice e di un'allieva ritenuti responsabili della rasatura di un ragazzino, avvenuta a Locarno nel 2012, durante un meeting di nuoto.
In quell'occasione il giovane nuotatore, di 11 anni, era stato punito per non aver essersi impegnato abbastanza, almeno a giudizio dei suoi allenatori.
L'allenatore e l'istruttrice avevano obbligato l'atleta più anziana della comitiva a rasare a zero il ragazzino, disegnandogli poi una croce sulla testa. Un gesto che in molti, tra cui i genitori, non hanno esitato a definire antisemita.
Un gesto sul quale la Procura ha indagato, dopo che i genitori del ragazzino hanno presentato un esposto contro i tre autori.
Autori che ora devono rispondere dell'abuso di mezzi di correzione.
I genitori, dal canto loro, chiedono complessivamente 90mila euro di risarcimento per danni.
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