
In vista della discussione sull'applicazione del 9 febbraio al consiglio degli Stati, il consigliere nazionale Marco Chiesa e il presidente UDC Piero Marchesi hanno scritto una lettera ai rapprensentanti ticinesi Filippo Lombardi e Fabio Abate per ricordare loro la posizione del Ticino sui temi in ambito di libera circolazione, incitandoli a promuovere un'applicazione dell'articolo contro l'immigrazione di massa conforme alla Costituzione federale che comprenda i contingenti, i tetti massimi e la preferenza indigena sistematica. Questo per evitare "la pessima sceneggiata che ha avuto luogo al Consiglio nazionale nel mese di settembre, dove si è approvata un'applicazione anticostituzionale dell'articolo 121a" che secondo Chiesa e Marchesi "non deve ripetersi al Consiglio degli Stati".
A scanso di equivoci, i due esponenti democentristi ricordano la volontà espresssa dal popolo ticinese in numerose votazioni. La prima il 21 maggio 2000 quando la popolazione ticinese, a dispetto del resto del paese, ha "sonoramente bocciato" il pacchetto di Bilateriali I con il 57% delle preferenze. Un'opposizione dovuta sostanzialmente per "l'avversione all'accordo riguardante la libera circolazione delle persone".
Nelle votazioni successive "il Cantone ha sempre confermato la sua contrarietà a questo accordo e alla sua estesione", proseguono Chiesa e Marchesi: il 25 settembe 2015 ha detto no (63,9%) all'estensione della libera circolazione delle persone provenienti dai dieci nuovi Stati membri dell'UE e alla revisione delle misure di accompagnamento; l'8 febbraio 2009 i ticinesi hanno democratimente rifiutato il rinnovo dell'accordo sulla libera cicolazione delle persone dopo il 2009 e la sua estensione a Bulgaria e Romania "con un pesantissimo 66,1% di contrari".
Ci sono poi state le due iniziative popolari promosse dall'UDC nazionale e ticinese volte a modificare la Costituzione: il testo federale contro l'immigrazione di massa, che prevedeva l'introduzione del nuovo articolo 121a, "è stato plebiscitato con il 68,2% dei consensi in Ticino", mentre l'iniziativa popolare costituzionale cantonale "Prima i nostri", nata sulla scia del voto federale, "ha registrato un risultato positivo del 58%".
"Le votazioni popolari citate evidenziano inconfutabilmente come il nostro Cantone sia da sempre decisamente contrario all’accordo che prevede la libera circolazione delle persone" sottolineano Chiesa e Marchesi. "La stragrande maggioranza delle ticinesi e dei ticinesi ha la ferma volontà di ritornare a quello che era il sistema in vigore prima della sottoscrizione dei Bilaterali I, ossia al sistema basato sui contingenti, i tetti massimi e la preferenza indigena".
L'UDC ticinese chiede quindi ai rappresentanti eletti dal Canton Ticino Lombardi e Abate di "sostenere compiutamente la volontà e gli auspici" del Ticino. "Vi domandiamo quindi di promuovere un’applicazione conforme alla Costituzione federale che comprenda i contingenti, i tetti massimi e la preferenza indigena sistematica in favore degli svizzeri sul mercato del lavoro, così come democraticamente voluto dalla netta maggioranza dei ticinesi. In concreto ciò che è proposto dal Consigliere agli Stati UDC Peter Föhn".
"Possiamo comprendere il vostro imbarazzo" concludono Chiesa e Marchesi, "che vi costringe a destreggiarvi tra le indicazioni dei vostri rispettivi partiti, da sempre favorevoli alla libera circolazione delle persone, e la volontà del Canton Ticino, ma riteniamo che non sia più tempo di nascondersi dietro l’appartenenza partitica. Questo è il momento di assecondare la volontà del nostro Cantone e di schierarsi senza se e senza ma dalla parte del Ticino. Di quel Ticino che ha sempre coerentemente inviato un messaggio chiaro alle proprie autorità politiche: NO alla libera circolazione delle Persone, SI all’articolo costituzione federale contro l’immigrazione di massa e SI all’articolo costituzionale cantonale “Prima i nostri”.
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