
Ce la farà la Svizzera a trovare un’intesa con Bruxelles, dopo che il Consiglio federale ha presentato la sua proposta per l’applicazione del 9 febbraio, ossia una clausola unilaterale? La via privilegiata è quella di trovare un accordo consensuale, ma per ora le bocce sono ferme fino al voto britannico sulla Brexit il prossimo 23 giugno.
Preoccupazione per come stanno andando avanti i negoziati è stata espressa da Tito Tettamanti durante la trasmissione de “I conti in Tasca”. “Si è aspettato due anni per giungere a una soluzione simile? Mi chiedo se siamo in mano a una banda di dilettanti”. Per l’imprenditore le trattative sono impostate in modo sbagliato: dapprima bisogna chiarire cosa vuole la Svizzera, per poi andare uniti a trattare con Bruxelles.
Per Marcello Foa, CEO del Gruppo MediaTI, la tattica del Consiglio federale rappresenta una prova di forza: “La speranza per la Svizzera è che il voto britannico sulla Brexit porti a un indebolimento dell’UE. Quello che terrorizza Bruxelles è l’effetto domino”.
Il delegato alle associazioni economiche Michele Rossi esclude che le parti siano vicine a un accordo, ricordando al contempo che non c’è nessuna minaccia da parte di Bruxelles di disdire l’accordo di libera circolazione: “L’UE non chiede nulla, solo che l’accordo attualmente in vigore venga rispettato così com’è. Il problema riguarda quindi solo la Svizzera. Il rischio è che saremo chiamati a votare su cosa fare: tenere i Bilaterali o disdire l’accordo sulla libera circolazione”.
Quest’ultimo punto ha interessato gran parte del dibattito in studio: fino a che punto la Svizzera ha davvero bisogno dei Bilaterali?
“Dipende cosa vogliamo fare della Svizzera” ha sottolineato Fulvio Pelli, già presidente del PLR nazionale. “Il paese vive di una forte industria, per la quale i Bilaterali sono importanti. Se vengono disdetti, aumentano i costi di produzione, con il rischio che molte imprese se ne andranno. Se la Svizzera comincia a deindustrializzarsi, di cosa vivremo noi svizzeri? Dobbiamo pur produrre qualcosa. A meno che il paese non sia disposto a partire da zero”.
Si può sopravvivere anche senza Bilaterali, ha dal canto suo evidenziato Rossi, ma sarebbe un enorme problema per l’economia. Secondo due studi commissionati dalla SECO, il costo economico per la Svizzera nel caso in cui i Bilaterali dovessero cadere è stato quantificato in una perdita, distribuita sull’arco di 20 anni, di un intero PIL annuo.
A tal proposito Tettamanti ha ribattuto che non bisogna prendere tutto per oro colato e che anche i Bilaterali hanno dei costi. “Sono importanti, ma non sono una questione di vita o di morte”.
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