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Asilo
88 posti letto per richiedenti l'asilo a Giubiasco. Zali: "Saranno per chi ha esaurito la procedura"
Redazione
2 ore fa
Il Consiglio di Stato ha presentato la soluzione, temporanea, per ridurre i costi nel settore dell'asilo. Sorpresa per lo stop ai lavori del Municipio: "Non ce lo aspettavamo"

Richiedenti l'asilo a Giubiasco. La conferma è arrivata questa mattina, quando il Cantone ha confermato la scelta di moduli temporanei al Seghezzone. Strutture che, ci conferma il Direttore del DSS Raffaele De Rosa, potranno ospitare 88 persone. «Dal 2022 ad oggi abbiamo avuto ogni anno tra le 500 e le 600 nuove attribuzioni da Berna. Questa pressione costante, l’esigenza di trovare soluzioni e di contenere i costi a carico di Cantone e Comuni nel settore dell’asilo hanno portato a elaborare alcuni scenari, e quello del Seghezzone è stato ritenuto il più idoneo», spiega il Consigliere di Stato. Per questo dopo lunghe ricerche e appelli è stato deciso di noleggiare dal Canton Lucerna i moduli prefabbricati che troveranno spazio sul sedime di proprietà cantonale a Giubiasco. La strategia è quella di ridurre i costi di 1-2 milioni, mantenendo l’attuale contingente d’accoglienza, quindi diminuendo quelli nelle pensioni sul territorio.

Chi vi sarà ospitato?

Una situazione provvisoria che darà tempo di cercare soluzioni definitive, conferma il Direttore del Dipartimento del territorio Claudio Zali: «Strutture che sono provvisorie ma nell’ordine degli anni, perché sono necessari degli investimenti consistenti per allestire e preparare il terreno. Poi dovremo avere uno sguardo anche alla situazione nei prossimi tempi: per ora l’afflusso di numero di migranti nuovi sembra diminuire, ma queste sono attribuzioni di persone che hanno esaurito la procedura, che hanno ottenuto l’autorizzazione di risiedere in Svizzera e che vengono accolte in questo modo per ottimizzare la nostra gestione, in vista di un’integrazione nel nostro tessuto sociale».

L'inghippo dello stop ai lavori. Zali: "Inaspettato"

Collaborazione, quindi, ma un inghippo vi è stato. Pochi giorni fa il Municipio di Bellinzona ha fermato i lavori sollecitando l’inoltro di una regolare domanda di costruzione. Qualcosa che il Cantone non si aspettava. «Con la città di Bellinzona si è lavorato seduti allo stesso tavolo sin dall’inizio, addirittura abbiamo spostato il luogo all’interno del terreno in cui posare le strutture, su richiesta della città a assumendoci dei costi ingenti, pensando che si stesse facendo un percorso condiviso», spiega Zali. «Poi evidentemente avremmo chiesto una licenza edilizia parzialmente a posteriori perché stiamo agendo in una situazione d’urgenza. A sorpresa è invece arrivato quest’ordine di blocco dei lavori che francamente non rientrava negli accordi e che non ci aspettavamo». Dal canto suo, il Municipio di Bellinzona ha chiarito che il blocco è dovuto scattare, per legge, vista l’assenza di una domanda di costruzione. I lavori dovrebbero però poter riprendere presto: il Consiglio di Stato ha avviato una procedura d’urgenza per rimettere in moto le ruspe.