
Il chirurgo della Clinica Moncucco condannato per omicidio colposo nell’agosto del 2012 tornerà in aula. Il Tribunale federale ha infatti parzialmente accolto il ricorso del medico, annullando la sentenza emessa il 25 agosto del 2012 dal Giudice della Pretura penale.
La vicenda risale al 2005, quando un 70enne venne operato dal medico per un’ernia periombelicale. Subito dopo l’operazione il paziente incominciò a lamentare forti dolori all’addome. Per questo motivo, un assistente somministrò all’uomo benzodiazepine e altri sedativi, ma non venne inserita alcune sonda gastrica. L’uomo decedette poche ore dopo per arresto cardiocircolatorio. L’inchiesta condotta all’epoca, stabilì che a causare la morte del 70enne furono una concatenazione di errori.
Nel dicembre del 2013 la Corte di appello e di revisione penale ha respinto l’appello del medico, confermando integralmente la sentenza. Il chirurgo ha dunque deciso di ricorrere al Tribunale federale che oggi ha accolto in parte il ricorso.
Il TF ha riconosciuto una violazione del principio accusatorio da parte della Corte di appello i cui giudici “sono andati oltre a una semplice diversa descrizione dei fatti contenuti nell’atto di accusa, aggiungendo la “segnalazione di vomito” determinante per la condanna e violando così il principio accusatorio”.
La Corte di appello si dovrà ora pronunciare nuovamente sull’imputazione legata al mancato posizionamento del sondino naso-gastrico, sull’omessa consegno di un suo posizionamento e sulla commisurazione della pena.
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