
Si è presentato stamani, alla Casa del Popolo di Bellinzona, il comitato di sostegno all'iniziativa dei Verdi "Salviamo il lavoro in Ticino", in votazione il prossimo 14 giugno.
Ne fanno parte diversi esponenti politici ticinesi, quali Greta Gysin (Verdi), Ivo Durisch (PS), Michela Delcò Petralli (Verdi), Amalia Mirante (PS), Sergio Savoia (Verdi), Carlo Lepori (PS), Tamara Merlo (Verdi), Francesco Maggi (Verdi), Jacques Ducry (Indipendente-PS), Pelin Kandemir Bordoli (PS), Evaristo Roncelli (PS), Boris Bignasca (Lega), Daniele Caverzasio (Lega), nonché Alda Fogliani e Kevin Pidò del movimento Montagna Viva. Tra loro anche economisti come Sergio Rossi, Mauro Baranzini e Christian Marazzi.
Per Carlo Lepori è problematico che il Consiglio di Stato abbia un avviso diverso dal Parlamento. "Si motiva con spiegazioni poco approfondite".
Sergio Rossi ha sottolineato l'importanza di disporre di un minimo salariale: "Si evita così l'indebitamento e il ricorso alle assicurazioni sociali. Inoltre incentiverà le aziende a sottoscrivere il contratto collettivo di lavoro".
I cittadini, ricordiamo, sono chiamati a esprimersi sull’inserimento nella Costituzione cantonale del principio che “ogni persona ha diritto a un salario minimo che le assicuri un tenore di vita dignitoso”. Un'iniziativa approvata dal Gran Consiglio, ma che secondo il Consiglio di Stato toccherebbe "solo" il 4% dei ticinesi.
"Si tratta di circa 7000 persone" ha precistato Delcò Petralli. "E vi sembra poco?"
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