
È di ieri la notizia che gli sfitti nel 2019 sono aumentati ancora, in particolare in Ticino dove si è assistito addirittura a un record del 2,71% per l’aumento più alto a livello nazionale. Questo vuol dire un totale di almeno 7’000 unità di abitazioni vuote nel nostro Cantone. Per la CATEF, Camera Ticinese dell’Economia Fondiaria, sono decisamente troppi. L’associazione esprime dunque la sua profonda preoccupazione “per la tenuta dei valori degli immobili a reddito e per la competizione in atto fra il tessuto esistente (recente e datato) e la nuova produzione”.
“Abbastanza per albergare Locarno o Mendrisio”
“La disponibilità di unità abitative nel nostro Cantone”, si legge nel comunicato, “supera oggi le 7'000 unità, una capienza sufficiente per albergare l’intera popolazione di Locarno o Mendrisio, per non parlare della somma delle due valli superiori della Leventina e di Blenio”. In altre cifre: “un immobilizzo di due miliadri e rotti, come il debito pubblico, ed un mancato incasso annuo di 100 milioni!”.
Diminuzione della popolazione residente
Lo sfasamento, per la Catef, “si sta ancora dilatando per la nuova produzione ancora lanciata, per altro sotto gli occhi di tutti, confrontata con una consolidata diminuzione della popolazione residente. In poche parole si produce del vuoto e si espone il patrimonio immobiliare, formidabile cespite di lavoro e di gettito, ad interrogativi e ad importanti perdite dei valori”. “Giusto anche ricordare”, si sottolinea, “che l’economia fondiaria rappresenta la più alta quota del PIL. Almeno alle nostre latitudini!”
“Le politiche finanziarie minano la proprietà immobiliare”
“Pur scontando le politiche finanziarie messe in atto per sanare scellerate euforie disconnesse dall’economia reale e improntate sulla beatificazione del debito a costo “zero”, risulta sempre più evidente che le stesse stanno minando proprio una delle sue collaudate garanzie, cioè la proprietà immobiliare”, continua Catef, “per di più in un paese come il nostro che si interroga sul cosa fare da grande dopo aver preso atto della fine dello slancio d’inizio secolo”. Sussiste anche, si legge, “il pericolo della scomparsa dal radar nazionale riassumibile nel detto: ‘via le mani dal Ticino’’. Il destino è conosciuto, ed oggi è confermato dai dati del Canton Soletta che ora seguiamo purtroppo a fari spenti”.
“Cambiare pelle per reggere i cambiamenti epocali”
Tra le preoccupazioni della Camera per l’economia fondiaria anche il mondo del lavoro, per cui si attende “una logica frenata a medio termine delle commesse”, e per le difficoltà del comparto non residenziale: “Pensiamo al commercio ed alla produzione di beni e servizi. Destinazioni esposte al cambiamento epocale reso ancora più evidente dalla pandemia in corso. Anche questo comparto è alle prese con la verifica dei valori ed al suo aggiornamento. Bisognerà gioco forza cambiare pelle per reggere il confronto con il lavoro remoto ed il commercio in rete”.
Basta tasse
“Da ultimo”, scrive Catef, “sarà necessario evitare di caricare l’economia fondiaria con ulteriori balzelli e velleità ‘pianificatorie’. Oggi”, si legge, “dobbiamo interrogarci piuttosto sui destini dei nuclei originali e della loro immediata periferia”, aggiungendo di auspicare un proprio coinvolgimento.
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