
Ricorre oggi il secondo anniversario dell'attacco guidato dai miliziani palestinesi di Hamas nel sud di Israele, attacco in cui furono uccise 1’250 persone e ne furono rapite circa 250. Per commemorare quanto successo, ma più in generale per parlare del conflitto israelo-palestinese in corso e di ciò che sta accadendo nella Striscia di Gaza, abbiamo raggiunto il portavoce dell'Associazione Svizzera-Israele, sezione Ticino, Giuseppe Giannotti. “È una ferita ancora aperta, soprattutto perché a distanza di due anni ci sono ancora 48 israeliani nelle mani di Hamas, ma solo 20 di loro sarebbero ancora vivi. Hamas sta speculando persino sui defunti, sapendo quanto sia importante per gli ebrei dare una sepoltura ai propri cari”.
L'intervista
La violenza dell'attacco di Hamas è innegabile, ma la
risposta israeliana è stata ancor più violenta. Alla violenza si risponde solo
con maggior violenza?
“Hamas con quell'azione ha dichiarato guerra a
Israele, che ha risposto. La Russia ha dichiarato guerra all'Ucraina invadendola.
Questa risponde con lanci di missili e droni. La guerra è guerra. Si parla di
reazione sproporzionata, dunque quale sarebbe una reazione proporzionata? Fare
irruzione come Hamas, entrare nelle case e trucidare donne e bambini in modo spietato?
Israele sta cercando di sconfiggere Hamas, nemico del popolo palestinese, che
si fa scudo dei civili”.
La vostra associazione, ricordando l'attacco, scrive che
nessuna causa politica può mai legittimare la violenza, l'odio, la
disumanizzazione. Dunque, le chiedo: ciò che sta avvenendo nella Striscia non è
quindi violenza, odio e disumanizzazione?
“La guerra è guerra. Israele è l’unico esercito al mondo che
quando scopre una base di Hamas – ovunque essa sia – avvisa la popolazione
palestinese di abbandonare la zona perché verrà bombardata. È un’etica di
guerra che non c’è in nessun’altra parte del mondo. Ma Hamas sta cercando di
impedire alla popolazione di allontanarsi dalle zone di guerra, usando i civili
palestinesi come difesa. Questo è il vero crimine di Hamas, non di Israele”.
Lei quindi nega che ci sia in corso un genocidio e un
mancato rispetto del diritto internazionale?
“Il genocidio è, per terminologia, lo sterminio sistematico
di un popolo. Israele non vuole sterminare il popolo palestinese. Dal 7 ottobre
2023, infatti, la popolazione palestinese è aumentata, e non c’è nessuno
genocidio laddove un popolo cresce. Israele sta cercando in tutti i modi di
tutelare i civili e cerca di far arrivare aiuti, ma Hamas lo impedisce. Yahya Sinwar, uno dei leader di Hamas prima di morire disse
che ‘più palestinesi morti ci sono, meglio è per noi, così Israele passa per
assassino'. Questa è la dimostrazione che Hamas non ha alcun interesse a tutelare
il suo popolo, cosa che invece fa Israele”.
La vostra associazione scrive che la guerra ha
risvegliato in tutto il mondo un'ondata di antisemitismo, che si riteneva
appartenere al passato. È qualcosa di ben radicato nel mondo e in Ticino?
“Purtroppo, sì. Ci sono manifestazioni contro Israele e gli ebrei.
Ci sono cartelli con scritto ‘fuori gli ebrei dalle università’. Vediamo un
antisemitismo che speravamo fosse finito dopo la Seconda Guerra Mondiale e con
i 6 milioni di ebrei uccisi nei campi. Invece, l’antisemitismo è tornato in
modo ingiustificato, perché gli ebrei nel mondo non hanno nulla a che fare con
il conflitto tra Israele e Gaza”.
Come si esce da questa situazione, che ormai dura da due
anni? È possibile raggiungere un accordo di pace?
“Certo che è possibile. Credo che Israele e Palestina vadano
aiutati dalla Lega araba, dagli USA e dall’Ue. Serve l’intervento di terze
parti, in particolare quello della Lega araba: se questa impone ad Hamas la
liberazione immediata degli ultimi ostaggi e chiede il disarmo, Israele allora
non avrebbe alcun interesse a continuare la guerra, che non ha mai voluto
combattere”.

