
Il Consiglio di Stato ha presentato oggi il documento elaborato negli scorsi mesi dall’Amministrazione cantonale – con la collaborazione delle associazioni economiche e sindacali – per analizzare la situazione attuale del mercato del lavoro transfrontaliero in Ticino. Il risultato di questo sforzo congiunto è uno studio che descrive con precisione la situazione attuale e propone una sessantina di misure concrete – da attuare a livello cantonale e federale – per contribuire a correggere le situazioni di concorrenza sleale, a protezione degli interessi del Cantone e dei suoi lavoratori residenti.
Una presentazione importante, presente alla conferenza il Consiglio di Stato in corpore, ma a rompere quest'immagine di unità a circa trenta minuti dall'inizio della conferenza ci ha pensato il direttore del Dipartimento del territorio Claudio Zali che ha sottolineato: "Non nascondo che alcune misure giudicate inattuabili, o attuabili con riserva dai miei colleghi, come l'abolizione della notifica online; io continuerò a portarle avanti con proposte alternative".Tornando alla conferenza stampa. Il documento presentato oggi dal Governo è stato elaborato a partire dalla fine dello scorso mese di maggio – considerando i segnali pervenuti in particolare dalla Commissione tripartita in materia di libera circolazione delle persone – quale risposta concreta a svariati atti parlamentari, segnalazioni, sollecitazioni e richieste formulate in particolare dai partiti e dai settori economici.
Tra le misure di particolare rilievo contenute nel documento, spicca anzitutto il potenziamento degli organi di controllo sul mercato del lavoro, intervento già attuato e per il quale il Cantone sta lavorando a stretto contatto con le autorità federali. Sempre a livello federale, sono in corso trattative in vista dell’auspicata modifica del modulo di notifica per gli operatori stranieri che intendono lavorare in Svizzera, con l’introduzione di una tassa amministrativa. A livello fiscale, viene poi proposto un innalzamento aliquota imposta alla fonte sui redditi da attività accessoria, dall’attuale 4% al 10%.
Le possibili misure correttive suggerite dal rapporto, come detto, si articolano su più livelli d’azione. A livello cantonale, il Gruppo di lavoro incaricato di coordinare gli approfondimenti è stato incaricato di tradurre gli obiettivi del Consiglio di Stato in una serie di provvedimenti la cui attuazione spetta all’Esecutivo, e – secondariamente – in un messaggio all’indirizzo del Gran Consiglio, per le misure di competenza di quest’ultimo. Tale lavoro dovrebbe concludersi entro i primi mesi del 2014.
Gli interventi che invece rientrano nella sfera di competenza della Confederazione, in particolare quelli che interessano la libera circolazione delle persone, sono già stati presentati al Consigliere federale Johann Schneider-Ammann – in occasione dell’incontro dello scorso 28 settembre con il Consiglio di Stato – e condivisi all’interno del gruppo di lavoro istituito lo scorso 2 luglio dalla Segreteria di Stato dell’economia, nel quale il Ticino è rappresentato dalla direttrice del DFE Laura Sadis.
Il Consiglio di Stato è consapevole che questo documento costituisce una tappa intermedia, nella ricerca di soluzioni a una situazione di oggettiva difficoltà per l’economia ticinese. Considerata la complessità del problema, saranno necessari una costante attenzione e nuovi interventi – a breve, medio e lungo termine – sia da parte delle autorità sia da parte degli attori economici. L’ampia condivisione che ha caratterizzato la genesi di questo studio, ad ogni modo, costituisce una premessa sicuramente positiva per proseguire nella promozione degli interessi del Cantone e dei suoi abitanti.
Per saperne di più guarda il servizio di stasera al TG di TeleTicino, alle 18.45. O leggi il documento con le 60 misure (clicca qui)
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