
A Mendrisio oltre la metà dei posti di lavoro (53% per la precisione) è occupata da persone domiciliate in Italia.
Lo scrive oggi il Corriere del Ticino, evidenziando come nel mercato del lavoro del Magnifico Borgo vi siano ormai più frontalieri che indigeni.
Nel 1995, per fare un paragone, a Mendrisio vi erano 10'422 posti di lavoro, 4'676 dei quali occupati da frontalieri (45%).
Nel 2011 i posti di lavoro sono saliti a quota 14'847 ed i frontalieri a 7'822 (53%).
Non esistono per ora dati più recenti, ma è facile supporre che questa percentuale sia ulteriormente aumentata dal 2011 a oggi.
"Noi siamo visti come una sorta di Eldorado, con ciò che ne consegue" commenta il capodicastero finanze ed economia di Mendrisio, Piermaria Caldelari, riferendosi alla crescente pressione da oltre confine.
"Oggi si tende a cavalcare i problemi per cercare dei capri espiatori, che possono essere i frontalieri, il Cantone o Berna" aggiunge però Caldelari. "Tuttavia, se valutiamo la situazione economica di Mendrisio dobbiamo dire che è buona. Abbiamo dovuto sudare le proverbiali sette camicie per far quadrare i conti, lavorando per preservare la progettualità del Comune, pronto a stanziare 100 milioni di franchi per investimenti strategici, e continuando a garantire servizi e prestazioni."
Uno dei punti di forza di Mendrisio è quello di avere un'economia diversificata, che non si basa unicamente sulle banche. Ciò che consente di fronteggiare meglio il complesso periodo congiunturale. "Vogliamo avere un mix ideale nel substrato economico, con piccole e grandi aziende operanti nel ramo finanziario, in quello industriale, commerciale, vitivinicolo, eccetera" spiega Caldelari. "Vogliamo evitare si sbilanciarci su un unico settore."
L'aumento di posti di lavoro è però legato al crescente intasamento delle strade, nonché alla saturazione del territorio. Per risolvere quasi problemi "le aziende vanno coinvolte dando loro il tempo di applicare le misure individuate", afferma Caldelari, secondo cui in ogni caso "non esiste un margine per l'arrivo di altri grandi generatori di traffico, visto che non c'è più territorio disponibile per questi insediamenti. Sul lungo termine sarà importante favorire la riconversione degli spazi esistenti."
© Ticinonews.ch - Riproduzione riservata

