
Se nella formazione professionale di base (tirocinio) l'abbinamento tra formazione e pratica in azienda è formalizzato in maniera precisa ed è sottoposto ad una supervisione rigorosa, non si può altrettanto dire lo stesso degli stages, che assumono profili molto più variegati e cangianti. A denunciare "l'uso e abuso" dello stage è il sindacato OCST che, tramite un comunicato odierno firmato dal segretario cantonale Meinrado Robbiani, porta alla luce veri e propri casi di sfruttamento.
Pur riconoscendo che ci sono forme di stages relativamente organizzate e correttamente finalizzate a favorire l'inserimento nel mondo del lavoro (soprattutto da parte di istituzioni scolastiche o istituzioni che si occupano di inserimento professionale), sono sempre più le aziende che si muovono "al di fuori di qualsiasi inquadramento particolare".
"Nell'odierno mercato del lavoro" sottolinea il sindacato, "anche lo stage finisce per cadere nelle maglie dell'abuso e dello sfruttamento, trascinando i giovani in aree di precarietà ingiustificato. Sono sempre più numerosi i casi di giovani al termine degli studi che accettano di svolgere periodi di stage i cui contorni si prestano a non poche riserve. Lo stage si tramuta in uno stratagemma per impiegare manodopera a basso costo, velandone lo sfruttamento".
Emblematico è il caso dei rami tecnici e degli studi di architettura. Un esempio fra i tanti. "Un giovane laureato viene assunto a 500 franchi mensili per poi essere portato a poco più di 1000 franchi dopo alcuni mesi" denuncia l'OCST. "Il tutto sotto il manto dello stage che dura da più di un anno. Manco a dirlo si tratta di un giovane laureato frontaliere".
Il problema, continua il sindacato, è che oltre all'indecenza retributiva, emerge il pericolo di svilire la professione stessa e l’intera categoria, che finirà per risultare sempre meno attrattiva per i giovani locali. "Verrà pure a trovarsi intaccata la finalità delle scuole locali, ai cui diplomati finirebbe per essere prevalentemente prospettabile lo sbocco oltre Gottardo".
Degli abusi che si celano sotto il cappello dello stage si è occupata anche la Commissione tripartita, la quale ha in particolare elaborato alcune linee guida che consentono di definire quando si è in presenza di uno stage e quando invece non è il caso. Ma è solo un passo iniziale, ribadisce il sindacato. "Deve potere confluire in una regolamentazione più vincolante. L’ampiezza assunta da questa forma di passaggio dalla formazione alla vita professionale merita di rientrare in un alveo più chiaro e ordinato".
A tal proposito l'OCST avanza alcune proposte d'intervento. La Divisione per la formazione professionale potrebbe per esempio assumere "un ruolo di rilevamento, verifica e regolamentazione degli stages". Un ruolo più immediato potrebbe essere assunto anche dalle parti sociali per valutare un intervento conoscitivo con un ente di ricerca, trovare un accordo tra le principali associazioni sinadacali e padronali, valutare una regolamentazione restrittiva dello stage nei contratti collettivi di lavoro e segnalare gli abusi alle commissioni paritetiche.
Per l'OCST intervenire nel settore degli stage è auspicabile per impedire il diffondersi di abusi che le imprese mascherano dietro questa "formula di transizione dalla formazione al lavoro""La materia è tuttora in movimento" conclude il sindacato. "Non approfondirla equivale a lasciarla prosperare senza argini e regole. Alle parti sociali (e perché no anche all’amministrazione pubblica) si presenta cioè un campo che sono chiamate ad arare con l’intento di meglio governare il mercato del lavoro in un’area oltretutto molto significativa poiché vi si gioca l’inserimento dei giovani nella vita lavorativa".
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