
Casa Serena celebra i suoi 50 anni. Un'occasione per ripercorrere la storia della struttura inaugurata nel 1976, che fin da subito ha rivoluzionato l'approccio all'assistenza agli anziani con tecniche all'avanguardia, ma non solo. Tra queste l'integrazione della radiologia e dell'emodialisi, una prima a livello svizzero. Ma anche una visione complessiva moderna e attenta alle differenti necessità degli ospiti.
«Un ambiente di comunità»
«Se torniamo indietro di 50 anni, Casa Serena è stata la prima casa che aveva delle camere singole, per esempio, dove ognuno poteva avere il proprio spazio per mettere i suoi piccoli oggetti», spiega il direttore di Lugano Istituti Sociali (LIS) Paolo Pezzoli. A ciò si è affiancato fin da subito «quello che è un ambiente di comunità. Questa è una comunità nel quartiere di Molino Nuovo, dove sono passati tantissimi anziani, ma anche tanti residenti, familiari e anche collaboratori. È una comunità molto viva», prosegue Pezzoli. La comunità di Casa Serena era particolarmente viva per le celebrazioni del cinquantenario: il programma è stato scandito da momenti istituzionali, musicali e un pranzo in comune. Una proposta che ha radunato giovani e meno giovani, apprezzata da tutti: «ho seguito i discorsi che sono stati fatti, molto interessanti» ci dice una residente. «I 50 anni di Casa Serena sono veramente un successo», ci dice qualcun altro. Un'opinione sottoscritta dal marito di una residente: «vengo da circa due anni, mi trovo benissimo con la compagnia, faccio quasi parte un po' della famiglia».
«Strutture ancora necessarie»
A margine dei festeggiamenti, però, il compleanno di Casa Serena è anche un'occasione per riflettere sulle sfide future, in un ambito, quello dell'assistenza agli anziani, che in un contesto di invecchiamento della popolazione deve necessariamente innovarsi. Se oggi si punta sempre di più sulle cure a domicilio, le strutture come Casa Serena continuano a giocare un ruolo importante. «È giusto che la persona possa rimanere a domicilio il più a lungo possibile», ci dice il presidente di LIS Lorenzo Quadri, «ma arriva il momento in cui la permanenza a domicilio non è più possibile, quindi il trasferimento in una struttura medicalizzata diventa necessaria. Questo vuol dire però anche che le persone che entrano in una casa per anziani si trovano spesso in condizioni di salute tendenzialmente peggiori. Una persona resta a casa finché può, e quando proprio non può più si trasferisce nella casa per anziani». «Questo naturalmente implica tutta una capacità di adattamento, di offrire servizi dal punto di vista medico sempre più performanti».

