
Saranno consegnate alla cancelleria dello Stato il prossimo 1 febbraio le 472 firme raccolte dal Sindacato VPOD (principalmente tra gli operatori sociali e soprattutto tra coloro che lavorano nel settore dei minori) contro la decisione del Consiglio di Stato di aprire un Centro Chiuso per Minori (CECM), contenuta nel messaggio 7086/2015.
In un comunicato, il sindacato spiega le ragioni di questa opposizioni:
"Le ragioni della nostra contrarietà a tale progetto sono molteplici e nascono in primis dalla considerazione che possono essere implementate misure di restrizione della libertà per persone che non hanno commesso reati, che non hanno subito condanne e che a seguito di tali provvedimenti vedrebbero segnato il loro futuro".
La norma permetterebbe e autorizzerebbe tre tipi di sanzioni restrittive, spiega il sindacato: "sanzioni disciplinari, misure di sicurezza e misure di contenzione, queste ultime prevedono di fatto la privazione della libertà con la “carcerazione” in camera per almeno 7 giorni, con l’applicazione di misure “contenitive” (cinghie al letto”?)".
"La cosa grave", prosegue il sindacato, "è che dette misure possano essere ordinate dai direttori dei Centri Educativi per minori con la sola richiesta di autorizzazione all’autorità che ha disposto il collocamento del soggetto nel Centro! Come è possibile che nel 2018 vi sia la possibilità di segregare qualcuno senza processo o senza la presenza di un reato accertato? Come usciranno, una volta maggiorenni i soggetti sottoposti a tali trattamenti? Con quale fiducia potranno guardare al loro futuro?"
Un’ altra perplessità espressa dal sindacato riguarda i numeri: "risulta infatti che non più di una quindicina di adolescenti “problematici” che necessiterebbero di un collocamento nel CECM, questo a fronte di un investimento di circa 6 milioni di franchi! Sarebbe, a nostro avviso, più opportuno investire queste risorse in reali politiche di reinserimento ed inclusione, potenziando la rete relazionale dei minori in difficoltà dando più valenza a progetti di collaborazione tra i vari soggetti interessati (famiglie, CEM, comuni, scuole e servizi sociali territoriali)".
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