
Il fenomeno delle residenze fittizie alle nostre latitudini non è nuovo: i casi di persone straniere a beneficio del permesso B ma in realtà residenti all’estero saltano spesso all’occhio. Nel settembre scorso, il leghista Massimiliano Robbiani e l’UDC Marco Chiesa hanno inviato due distinte interrogazioni al Governo per capire la profondità e l’ampiezza di questa pratica truffaldina.
Nella sua risposta il Consiglio di Stato illustra il piano d’azione messo in atto dal Dipartimento delle istituzioni. “Da mesi il DI sta attuando una strategia di controllo, favorendo lo scambio d’informazioni fra le varie autorità cantonali. Dal 1. Ottobre scorso è stato creato un nuovo servizio all’interno dell’Ufficio della migrazione, il Settore giuridico. Dall’inizio della sua attività, in quattro mesi, sono state esaminate 300 pratiche, che in 29 casi hanno portato alla revoca del permesso di soggiorno, mentre in 16 casi si è proceduto a non rinnovare oppure a non rilasciare il permesso. Gli ammonimenti sono stati 450.”
“Negli ultimi 3 anni l’Ufficio migrazione ha potuto appurare 53 soggiorni fittizi, di cui 46 di cittadini UE e 7 provenienti da Stati terzi”. Il fenomeno secondo il Governo non sta conoscendo una recrudescenza e sembra che non ci siano stati casi in cui un cittadino straniero ha cercato di procurarsi un domicilio fittizio per poter accedere alle prestazioni sociali svizzere. Una delle preoccupazioni sollevato da Robbiani e Chiesa.
Nel contempo il DI ha attivato un hotline preferenziale per le autorità comunali che permette di portare alla luce i comportamenti abusivi.
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