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Ticino
36 coniugi di svizzeri espulsi dal Ticino
36 coniugi di svizzeri espulsi dal Ticino
36 coniugi di svizzeri espulsi dal Ticino
Redazione
10 anni fa
Gobbi divulga i dati del 2015. "La legge è la legge. E i giornali spesso raccontano solo una parte della storia"

Sono 36 le persone che sono state allontanate l'anno scorso dal Ticino nonostante fossero sposate con un cittadino o una cittadina di nazionalità elvetica.

Lo afferma il direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi in una lunga intervista rilasciata al Giornale del Popolo.

Il tema del rimpatrio di stranieri sposati con una persona svizzera era stato lanciato per primo dal consigliere di Stato Manuele Bertoli, il quale un paio di mesi fa aveva denunciato una politica a suo dire troppo restrittiva, da disgregazione di famiglie, adottata dalla maggioranza del Governo nei confronti dei coniugi stranieri che fanno fatica a mantenersi.

Al GdP Gobbi spiega che nel 2015 sono stati registrati 36 casi del genere su un totale di 189 revoche emesse dalla Sezione della popolazione (8 cittadini UE, 28 di Stati terzi), ma rifiuta di parlare di "pugno di ferro".

"Mi sembra una valutazione impropria" dichiara il consigliere di Stato. "Dura lex, sed lex, recita un detto latino. Per quanto dura la legge – in questo caso quella federale - va rispettata. Ed è proprio questo il modus operandi adottato dal mio Dipartimento nel pieno rispetto del nostro sistema federalista. Nei confronti dei coniugi di cittadini svizzeri rimasti senza lavoro e che ricorrono agli aiuti pubblici, come in tutti gli altri casi che affronta, la Sezione della popolazione basa il proprio esame sulla legislazione federale e internazionale e sulla giurisprudenza del Tribunale federale. Si tratta di persone che normalmente non hanno partecipato e contribuito al nostro sistema economico in modo attivo e durevole. Anche un cittadino comunitario, per esempio, che perde il lavoro e ha esaurito le indennità di disoccupazione, se non dispone di mezzi propri per mantenersi, perde il diritto a soggiornare in Svizzera."

Il direttore del Dipartimento delle istituzioni spiega poi che il fatto di percepire aiuti sociali non comporta automaticamente la revoca del permesso di dimora. "Chi ha ottenuto un permesso di dimora nell’ambito del ricongiungimento con un cittadino svizzero, se l’unione coniugale è effettiva ovvero se il matrimonio è realmente avvenuto, non può vederselo revocare o non rinnovare solo perché inizia a percepire prestazioni assistenziali" afferma Gobbi. "Sui nostri media leggiamo spesso le storie di persone che vengono allontanate dalla Svizzera e devono separarsi dalla famiglia, che agli occhi dei lettori appaiono come una grande ingiustizia. Ricordiamoci però che ci sono sempre motivazioni valide dietro ogni decisione e nell’iter che porta alla scelta si approfondisce ogni situazione. Posso infatti assicurare che ogni caso è sempre esaminato con la massima attenzione, e che prima di giungere alla revoca del permesso di soggiorno – che tengo a sottolineare rimane per noi l’ultima ratio – procediamo sempre a un ammonimento. Sui giornali spesso leggiamo solamente una parte della storia, quella che evidentemente alcuni hanno interesse a far emergere. In realtà dietro a queste situazioni frequentemente si celano degli abusi, per esempio matrimoni combinati o forzati, celebrati al solo scopo di ottenere un permesso di soggiorno nel nostro Paese. E lo Stato non può farsi carico di problematiche che scaturiscono da unioni coniugali fondate sulla volontà di raggirare la legge. I suoi compiti sono altri."

L'intervista integrale a Norman Gobbi è pubblicata sul Giornale del Popolo di oggi.

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