
32 miliardi di franchi da qui al 2035. Sarebbe questo il costo del piano della consigliera federale Viola Amherd per riequipaggiare l’esercito svizzero. L’obiettivo è arrivare ad una spesa annua pari all'1% del PIL entro il 2035. Il condizionale resta d’obbligo, ma stando alla NZZ le cifre sono nero su bianco nella bozza del messaggio sull’esercito 2024.
Quel deficit che pesa
Sullo sfondo c’è la decisione del Parlamento federale che, dopo lo scoppio della guerra in Ucraina, aveva deciso di aumentare le spese militari, portandole entro il 2030 all’1% del PIL. Ciò significherebbe passare dagli attuali 5,5 miliardi annui a 9,5. Il Consiglio federale aveva però tirato il freno a mano, spostando l’obiettivo al 2035. Neanche questa data, tuttavia, parrebbe realistica. La Confederazione stima, infatti, un deficit tra i 2 e i 3 miliardi di franchi tra il 2025 e il 2027.
Come finanziare questi 32 miliardi?
Con questo messaggio, il Dipartimento della difesa e Viola Ahmerd starebbero tentando di salvare il salvabile, ossia attuare l’aumento di budget e rendere l’esercito in grado di adempiere al suo compito principale: la difesa nazionale. Senza quel denaro, diversi progetti si vedrebbero rinviati di diversi anni. Ma dietro le quinte la guerra di cifre è feroce: secondo la NZZ nella consultazione amministrativa interna, l’amministrazione federale delle finanze starebbe opponendo una strenua resistenza. Non è chiaro, infatti, come finanziare questi 32 miliardi. Il rischio è che vengano tagliati i fondi ad altri settori chiave o che, ipotesi ancora più estrema, vengano aumentate le imposte.
Baratti: “Non possiamo permetterci un esercito debole e scoperto”
Il piano già divide la politica, tra chi ritiene l'investimento necessario e chi ha altre priorità. Per Diego Baratti (UDC) l’esercito svizzero deve essere in grado di garantire la difesa nazionale. “Questo pacchetto non è una sorpresa”, dice a Ticinonews. “È stato lo stesso Parlamento ad aver approvato quest'aumento di spesa. L'esercito potrebbe avere anche delle conseguenze devastanti senza maggiori mezzi finanziari perché diversi progetti di difesa dovrebbero essere rinviati, ritardando anche il previsto rafforzamento della capacità di difesa. Vista la situazione geopolitica attuale, non possiamo permetterci come nazione di avere un esercito che sia debole e scoperto in diversi ambiti. Faccio due esempi: se l'artiglieria non verrà sostituita, rischiamo di andare incontro ad un grounding dell'artiglieria. Anche il sistema di difesa aerea terrestre presenta diverse lacune dal punto di vista delle armi guidate, quindi della difesa da parte dei droni”.
Cappelletti: “Un investimento nell'esercito non è giustificato”
Edoardo Cappelletti (PC) non si dice invece preoccupato della capacità di difesa dell’esercito. “Ritengo che il nostro esercito abbia attualmente una dimensione eccessiva rispetto ai compiti che dovrebbe assolvere. Quello che il Consiglio federale e il Parlamento vorrebbero intraprendere è un ulteriore potenziamento di questo ambito. Va inoltre considerato che, oltre ad un aumento di gestione corrente, di recente il Consiglio federale ha proposto un credito di impegno di quasi due miliardi di franchi per l'acquisto di carri armati, munizioni e il discutibile sistema di difesa che andrebbero ulteriormente a foraggiare questa struttura sovradimensionata. E questo diventa problematico se consideriamo che le finanze federali si stanno avviando ad un contenimento della spesa”. Cappelletti fa poi anche un riferimento al Ticino e alle misure di risparmio previste nell’ambito della manovra di rientro da parte del Governo. “Io credo che in una situazione di diminuzione del potere d'acquisto della popolazione, di inflazione e di necessità di rispondere ai crescenti problemi reali della popolazione, un investimento nell'esercito non sia giustificato”.

