
Un altro caso di suicidio assistito in Svizzera attira oggi l'attenzione dei media italiani, dopo essere emerso ieri in occasione del confronto scientifico "La morte sfida il diritto" tenutosi all'Università statale di Milano.
Le particolarità di questo caso sono che la persona che ha scelto di morire aveva solamente 32 anni e che la magistratura era stata informata della sua intenzione, ma ha deciso di non fermarlo.
Come si legge sul Corriere della Sera, il 32enne milanese era in cura già da 15 anni a causa di una malattia psichiatrica cronica che gli impediva di avere relazioni con il mondo.
Dopo che sua sorella, pure affetta da patologia psichiatrica, si era lanciata dalla finestra con l'obiettivo di togliersi la vita ma era rimasta tetraplegica, l'uomo aveva esposto l'idea di ricorrere al suicidio assistito in Svizzera. I curatori avevano quindi chiesto al giudice tutelare del Tribunale civile di nominargli un "amministratore di sostegno" che potesse affiancarlo nel percorso terapetico e aiutarlo a superare l'idea dell'eutanasia.
Ma la giudice tutelare aveva respinto la richiesta, sia per la piena capacità di intendere e di volere dell'uomo, sia per l'assenza di miglioramenti dalle terapie.
Poco dopo, durante la scorsa estate, il giovane ha quindi passato il confine e ha posto fine alla sua vita.
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