
Si parla sempre di lavoratori frontalieri o di padroncini in Ticino.
La Camera di commercio, dell'industria, dell'artigianato e dei servizi del Canton Ticino (Cc-Ti) ha però voluto sapere anche quanti sono gli imprenditori e i manager stranieri che operano nel nostro Cantone e per questo ha deciso di collaborare con la CRIF SA di Zurigo per realizzare una ricerca in merito.
I risultati dello studio, effettuato a livello nazionale, sono riportati dal Giornale del Popolo di oggi con il commento del direttore della Cc-Ti, Luca Albertoni.
Ebbene, in Svizzera la percentuale di proprietari o top manager stranieri è del 23,6%, leggermente superiore a quella di Germania (20,2%), Italia (15,5%) e Francia (11,9%).
La percentuale più alta la registra però il Ticino, con un 31,1% di imprenditori e top manager stranieri. Di questi, l'80,3% è costituito da cittadini italiani.
La presenza di stranieri è particolarmente marcata nelle piccole aziende (36,9%) così come nelle società a garanzia limitata (45,7%). Per quanto riguarda i settori, spiccano i servizi di informazione e comunicazione (42,7%), le costruzioni (40,1%), le attività amministrative e di servizi di supporto (40%), il commercio all'ingrosso e al dettaglio (38,6%) e le attività professionali scientifiche e tecniche (38,6%).
Secondo Luca Albertoni questi dati dimostrano che "il legame del Ticino con la realtà italiana ha radici storiche importanti."
La priorità per la Cc-Ti resta quella di "sensibilizzare in maniera sistematica e approfondita imprenditori e manager stranieri sulla realtà svizzera e sui suoi aspetti, giuridici, politici, istituzionali e sociali, affinché ad esempio strumenti come l'apprendistato, il partenariato sociale, la libertà contrattuale, il federalismo ecc. possano essere apprezzati e rispettato come elementi portanti del nostro sistema."
Proprio in questo senso, da gennaio 2016 la Cc-Ti proporrà dei corsi di formazione e momenti informativi specifici su questi temi.
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