
200 franchi non bastano, ma non ne bastano neppure 300. L’Unione sindacale svizzera e il Sindacato svizzero dei media attaccano l’abbassamento del canone proposto dal Consiglio federale. L’Ufficio federale delle comunicazioni stima in 170 milioni l’impatto di questa misura sul budget della SSR. Secondo la società di radiotelevisione, tuttavia, l’impatto supererà i 240 milioni, considerando il calo della pubblicità. Per Paolo Bertossa, giornalista RSI e delegato sindacale, le conseguenze saranno significative. “Ci sarà come minimo una perdita di 900 posti a tempo pieno in tutta la SSR”, afferma il giornalista, il quale ha proseguito spiegando che in Ticino “stimiamo invece una perdita che va attorno ai 150-170 contratti a tempo pieno, e non persone, che saranno quindi molte di più”.
“200 franchi bastano”
Con la riduzione del canone a 300 franchi e l’innalzamento della soglia di esenzione per le imprese, il Consiglio federale intende pertanto indebolire l’iniziativa popolare “200 franchi bastano”. Una strategia ritenuta però sbagliata da Giangiorgio Gargantini dell’Unione sindacale svizzera, secondo il quale “ci sono due errori fondamentali: il primo è di natura strategica, perché si dà l’idea che la proposta degli iniziativisti sia in fondo accettabile e giustificata; il secondo errore è invece di ordine democratico, perché si priva la popolazione di esprimersi in favore dello status quo ed è quello che la popolazione aveva fatto massicciamente nella votazione ‘no Billag’ del 2018”.
Un canone già diminuito negli anni
Il canone a 300 franchi sarebbe introdotto progressivamente in caso di bocciatura dell’iniziativa per il canone a 200 franchi. Il Consiglio federale ha infatti facoltà di decidere l’importo autonomamente, che di recente ha visto un calo: nel 2018 – anno della No Billag – era di 451 franchi per le economie domestiche, sceso poi a 365 nel 2019 e agli attuali 335 nel 2021. Come mai gli allarmi giungono solo ora e non con i precedenti adeguamenti del canone? “Durante la campagna del 2018 questi discorsi erano già stati fatti”, dice ancora Bertossa, il quale ha poi spiegato che col passare degli anni “cambiano parecchie cose, a partire dalle tecnologie che ci permettono di risparmiare, riducendo ad esempio la necessità di assumere personale. In questo modo è quindi possibile diminuire le spese, ma sotto un certo livello non si può andare”. Bertossa ha poi fatto l’esempio del TG della RSI, “che è programmato dal primo all’ultimo secondo: è quindi inimmaginabile fare trasmissioni di qualità senza risorse”
Impatto sui programmi anche in Ticino
Competenze e risorse perse che per Sabrina Ehrismann del sindacato SSM avranno un impatto sui programmi, anche alla RSI. “Pensiamo ad esempio ai programmi e ai grandi eventi sportivi, così come alle trasmissioni religioni e ai film e telefilm di produzione propria RSI, senza contare un eventuale perdita di canali radio e tv”.

