
Ben 26 sindaci, rapprensentati di diversi realtà comunali e politiche del Cantone, uniti per far sentire la propria voce contro il Governo, "accusato" di coinvolgere sempre meno i Comuni ticinesi nei processi decisionali o nell'informare prontamente gli Enti rappresentanti in determinate tematiche. Una dura presa di posizione che la "carica dei 26" ha inviato quest'oggi alla stampa.
La goccia che ha fatto traboccare il vaso è stato il tanto discusso "Piano Cantonale delle Aggregazioni" presentato dal Consiglio di Stato lo scorso novembre e che prevede un Ticino a 23 comuni. I sindaci non contestato tanto il documento in sé, "che sarà oggetto di approfondito esame nell'ambito della consultazione ormai lanciata", ma le modalità con cui è stato presentato. Qui di seguito vi proponiamo alcuni passaggi dello scritto.
Un documento "cucinato nelle segrete cucine interdipartimentali"
"Che ci preoccupa sono le modalità, invero singolari e particolari, con cui questo strumento, giudicato ancor prima della sua diffusione di straordinaria portata per il futuro del Cantone, è stato concepito, allestito e, successivamente, presentato da parte del Consiglio di Stato: ai media ed agli organi di stampa attraverso ben due conferenze stampa; ai Municipi Ticinesi ed ai loro amministratori…semplicemente via posta e/o posta elettronica, con successivo rimando a quattro serate informative, fissate con tempi di preavviso inferiori a due settimane, oltretutto in pieno periodo prenatalizio. Queste modalità purtroppo confermano quella che a nostro giudizio è la preoccupante e pericolosa tendenza ormai in atto da tempo circa i rapporti tra l’Esecutivo cantonale ed i Comuni ticinesi, anche in questo caso non assolutamente e minimamente coinvolti nell’allestimento di tale studio che, si può ben dire essere “… stato cucinato nelle segrete cucine interdipartimentali…” senza alcuna preventiva informazione, analisi o discussione con i Municipi, o con i loro Enti di rappresentanza."
"Totale assenza di dialogo"
"In altre e più esplicite parole, dobbiamo purtroppo constatare come il tutto sia stato concepito attraverso quella che appare essere la più totale assenza di preventivo dialogo e dibattito proprio con quelle istanze che, maggiormente vicine al territorio ed alla quotidianità della sua gestione, da Bedretto a Novazzano, da Brissago a Serravalle, assicurano la gestione della cosa pubblica in definitiva con discreta soddisfazione della popolazione. Quei Comuni ticinesi che, oltretutto oggetto specifico dello studio in questione, avrebbero sicuramente potuto contribuire, oltre che alla definizione del progetto, soprattutto ad una sua preventiva e quanto mai necessaria condivisione. Strano modo di procedere per la ricerca di uno strumento che appunto si pretende essere di portata epocale e che, in quanto tale, dovrà necessariamente poggiare su un forte, diffuso ma soprattutto capillare consenso che, come ben tutti sanno, si costruisce attraverso appunto quella discussione, quel dibattito, quel dialogo e quella discussione che in questo primo periodo di “gestazione” del Piano Cantonale delle Aggregazioni non ci sono assolutamente stati.
"Nuovi oneri dal Cantone"
"Sono infatti a nostro giudizio figlie dello stesso atteggiamento di scarsa considerazione e non preventiva informazione dei Municipi dei Comuni del Cantone le modalità con cui, non più tardi di due mesi fa, il Consiglio di Stato ha deciso di caricare nuovi e definitivi oneri dal Cantone agli enti comunali: una storia che ripetutamente va avanti ormai da alcuni anni, senza alcuna discussione o dibattito con chi, toccato in prima misura a tempo quasi scaduto per l’allestimento dei preventivi comunali, deve poi fare prova di reazione, ma soprattutto di improvvisazione e di equilibrismo, in funzione dei bilanci comunali così improvvisamente condizionati. Una comunicazione talmente semplice ed immediata che al Governo sono occorse ben due sedute con i rappresentanti dei Comuni nel tentativo di spiegare la portata politica, ma soprattutto le ripercussioni finanziarie, della sua decisione.
"Vogliamo che le nostre esigenze e necessità ritornino al centro del dibattio politico ticinese"
Soprattutto speriamo e finalmente auspichiamo, noi amministratori delle differenti realtà comunali del Cantone, che in questo momento di particolare difficoltà per tutto il paese la nostra voce, le nostre esigenze e le nostre necessità ritornino ad essere al centro delle preoccupazioni e del dibattito politico ticinese, purtroppo da troppo tempo eccessivamente focalizzato su una ribalta mediatica che ben poco spazia, indaga ed affronta la quotidianità del Comune Ticinese, dei suoi amministratori e dei suoi cittadini. I riflettori e l’interesse sono spesso altrove, laddove tematiche, magari conflittuali, e personaggi, meglio se istrionici e di facile presa, maggiormente pagano in termine di ritorno di immagine di una classe politica sempre più condizionata dalla scadenza quadriennale a cui rispondere.
"Riapriamo il dialogo, il consenso nasce e cresce dal basso"
Il nostro auspicio è che l’esercizio, purtroppo partito nel peggiore dei modi, venga immediatamente corretto ed attentamente valutato in quelle che a prima vista appaiono essere scelte sommarie e superficiali, assolutamente non specifiche alla complessa e particolare realtà del territorio ticinese che, per ricchezza e peculiarità specifiche merita ben altra e più attenta considerazione. Magari ricordando la lezione che, in questi anni, Mendrisio e Lugano ci hanno dato, soprattutto in ambito di aggregazioni urbane, quelle più difficili e complesse: simili progetti non si improvvisano, ma sono il risultato di approfondite discussioni e lunghi dibattiti, volti al dialogo, non alla contrapposizione. Ma soprattutto il loro consenso, nasce e cresce dal basso: pretenderlo calato dall’alto, è cosa che appare perlomeno azzardata e rischiosa per un dibattito che, se così confermato, potrebbe rivelarsi attivato...tra sordi, con buona pace, fin dall'inizio, degli importanti obiettivi annunciati. In questo senso, e con la nostra massima disponibilità, auspichiamo per questo e per gli altri temi che occupano e preoccupano l'intero Cantone, si abbia finalmente a ritrovare il filo di un discorso tra le parti in questi ultimi anni purtroppo e stranamente interrotto.
I firmatari
Lorenzo Bassi, Sindaco di Castel San Pietro; Mauro Bernasconi, Sindaco di Bioggio; Andrea Bersani, Sindaco di Giubiasco; Giovanni Bruschetti, Sindaco di Massagno; Riccardo Calastri, Sindaco di Sementina; Mario Canepa, Sindaco di Mezzovico; Alessandro Cedraschi, Sindaco di Origlio; Carlo Croci, Sindaco di Mendrisio; Jean-François Dominé, Sindaco di Biasca; Marzio Eusebio, Sindaco di Dalpe; Angelo Geninazzi, Sindaco di Melide; Stefano Gilardi, Sindaco di Muralto; Roberto Lurati, Sindaco di Canobbio; Marco Lehner, Sindaco di Cadempino; Carmelo Mazza, Sindaco di Lodrino; Bruno Ongaro, Sindaco di Vezia; Andrea Pellegrinelli, Sindaco di Capriasca; Marco Rizza, Sindaco di Vacallo; Sabrina Romelli, Sindaco di Collina D’oro; Paolo Ruggia, Sindaco di Pura; Raffaele Schaerer, Sindaco di Savosa; Corrado Solcà, Sindaco di Coldrerio; Matteo Talleri, Sindaco di Neggio; Emilio Taiana, Sindaco di Caslano; Ettore Vismara, Sindaco di Paradiso; Christian Vitta, Sindaco di Sant’Antonino.
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