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“2500 franchi al mese? È molto pericoloso”
“2500 franchi al mese? È molto pericoloso”
“2500 franchi al mese? È molto pericoloso”
Redazione
11 anni fa
Gli ospiti di Alfonso Tuor si sono scaldati sull’iniziativa per un reddito di base, su cui si voterà ancora quest'anno

Dibattito accesso quello andato in onda questa sera su TeleTicino durante la trasmissione de “I conti in tasca”. Perché il tema è uno di quelli che fa discutere: se introdurre o meno un reddito di base incondizionato a tutti i cittadini, sia per coloro che lavorano o meno, per una cifra stimata a 2500 franchi mensili (620 franchi invece per ogni figlio a carico della famiglia). Un’iniziativa popolare lanciata dall’ex vice cancelliere della Confederazione Oswald Sigg, sulla quale si andrà a votare molto probabilmente entro la fine del corrente anno.

A favore dell’iniziativa si sono schierati Martino Rossi (economista e capogruppo PS in Consiglio comunale a Lugano) e Pierluigi Zanchi (imprenditore). Contrari invece Amalia Mirante (docente di economia e già candidata al Consiglio di Stato per il PS) e Alex Farinelli (capogruppo PLR in Gran Consiglio).

Gli ospiti di Alfonso Tuor si sono subito scaldati alla prima domanda: perché introdurre un’iniziativa del genere?

Martino Rossi ha evidenziato il fatto che viviamo sempre più in una società diseguale e l’iniziativa permetterebbe di mettere in atto una riforma radicale per ridistribuire in modo più equo il reddito: la ricchezza verrebbe ridistribuita incondizionatamente a tutti. A fargli eco Zanchi che ha sottolineato come non si può più andare avanti con il sistema attuale: “Tutto è basato sulla forza del lavoro. Stiamo subendo una dittatura economica che sta mettendo in ginocchio il mercato del lavoro. Dobbiamo usufruire di una forte democrazia, ma che possa permettere di scegliere una vita dignitosa. Ora gli aiuti sociali sono condizionati. L’iniziativa permetterà all’individuo di liberarsi da questi condizionamenti e favorirà la creazione di micro-imprese”.

Di tutt’altro avviso Amalia Mirante, secondo cui l’dea del reddito incondizionato è "molto pericolosa". È vero che ci sono problemi sul mercato del lavoro e la redistribuzione della ricchezza non è uguale, ha ribadito, ma è anche vero che il sistema sociale svizzero è uno dei migliori, con un tasso di povertà molto basso rispetto ai paesi limitrofi. “Un equilibrio difficile da mantenere, ma che non può essere scaricato come vuole l’iniziativa”.

Alex Farinelli ha più volte ribadito che l’iniziativa può funzionare a livello filosofico, ma che nella realtà è difficilmente attuabile: “L’iniziativa vuole rispondere a presunti problemi, ma non risolve tutti gli aspetti sociali. Inoltre avrà un effetto devastante sulle scelte delle persone. Chi andrà a lavorare, se mensilmente riceve 2500 franchi al mese? È un’iniziativa che favorisce il mercato del lavoro nero e consolida l’idea di una società dove tutto è dovuto”.

Il discorso si è poi concentrato sull’economica domestica e l’occupazione femminile. Zanchi ha sottolineato che al giorni d’oggi vi sono ancora ore lavorative non pagate, alludendo al “mestiere” di casalinga o “casalingo”. Cosa che si risolverebbe con l’introduzione di un reddito di base incondizionato. Una posizione che ha subito trovato l’opposizione di Mirante: “Mi terrorizza l’idea che beni relazionali diventino una merce di scambio. Se la madre o il padre decidono di stare a casa per accudire i figli, lo fanno per libera scelta, non per compenso. Ancora oggi le donne non sono riuscite con l’emancipazione del lavoro. A parità di funzione, vi sono salari più bassi. Se la donna che rimane a casa ad accudire i figli riceve un reddito, legittimiamo ancora di più l’idea che la donna debba restare a casa ad accudire i figli”.

A fine dibattito ci si è poi concentrati sui costi che questa iniziativa comporterebbe, valutata a 200 miliardi l’anno, di cui 70 verrebbero recuperati dalle prestazioni delle assicurazioni sociali (assistenza, invalidità, AVS, ecc). Farinelli ha ribadito che il reddito base costerebbe 8 volte di più di quanto non fa già ora l’AVS (30 miliardi l’anno). Rossi ha invece sottolineato il fatto che il reddito base non costerà nulla, è la ripartizione che sarà diversa. “Non è un problema di costi. Il 25% verrà redistribuito in modo nuovo”.

Rossi ha comunque ribadito che ci vorranno 20-30 anni per implementare il sistema e difficilmente crede che l’iniziativa verrà approvata dal popolo quest’anno. “Ma è un'utopia concreta del 21esimo secolo”.

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