Cerca e trova immobili
Ticino
23 deputati in favore dei bambini disabili
23 deputati in favore dei bambini disabili
23 deputati in favore dei bambini disabili
Redazione
10 anni fa
Presentata oggi un'interrogazione parlamentare: "C'è bisogno di specialisti, ma le strutture sono insufficienti"

In data odierna 23 parlamentari - Tiziano Galeazzi (primo firmatario), Gabriele Pinoja (UDC), Sergio Morisoli (La Destra), Sabrina AldiOmar BalliFelice CampanaDaniele Caversasio, Lelia GuscioMassimiliano RobbianiAmanda Rückert (Lega), Maurizio AgustoniFiorenzo Dadò, Giorgio FonioClaudio Franscella, Simone GhislaLorenzo Jelmini (PPD), Andrea Giudici, Giorgio Pellanda, (PLRT), Cleto Ferrari (Indipendente), Henrik Bang (PS) Germano Mattei (MontagnaViva), Massimiliano Ay (Partito Comunista) e Maristella Patuzzi (I Verdi) - hanno presentato un'interrogazione parlamentare riguardante l'integrazione dei bambini con handicap nelle scuole ticinesi.

L'interrogazione riguarda inoltre le difficoltà di alcuni allievi affetti da Disturbi Specifici dell'Apprendimento (DSA) e gli interrogativi aperti sul riconoscimento o meno di questi problemi da parte del corpo insegnati e dai direttori di scuole. "Sembra che in Ticino vi siano diversi modi d'operare, chi più e chi meno", avvertono gli interroganti.

"Nel 1994 la Svizzera ha firmato la dichiarazione di Salamanca patrocinata dall'UNESCO, secondo cui l'educazione delle persone con disabilità è parte integrante del compito della scuola regolare - si legge nel testo dell'interrogazione - A distanza di 22 anni da questa adesione, in Ticino, vi sono ancora due diversi programmi, espletati in due differenti scuole che di fatto, limitano i bambini con necessità speciali obbligandoli a frequentare una scuola impostata appositamente per loro che non offre ovviamente le pari opportunità di una scuola regolare, infatti l'intelligenza e la creatività collettiva di una scuola speciale è molto ridotta rispetto a quella di una scuola regolare".

"Inutile dire che, in Ticino, a parte l'adeguamento delle strutture architettoniche, che non sono nemmeno complete, poco o nulla è stato fatto per cercare di parificare socialmente i disabili. Raramente, infatti, approdano nel mondo del lavoro regolare, finendo inesorabilmente nei laboratori protetti. Non parliamo poi dei bambini colpiti di dislessia (Disturbi Specifici dell'Apprendimento) i quali purtroppo in molte scuole pubbliche non hanno piani mirati o mezzi per poter affrontare nel migliore dei modi il programma scolastico".

A questo proposito gli interroganti evidenziano la mancanza da parte di molti docenti "nel 'diagnosticare' tale DSA" 

"Nel nostro Cantone si continua con l'attuale organizzazione di separazione sociale delle due fasce di popolazione dei normodotati e delle persone con necessità speciali e quindi arroccarsi su barricate da molti paesi già superate - lamentano ancora gli interroganti - Chi pensa alle persone con necessità speciali come a persone con forti limitazioni fisiche e/o mentali sbaglia in modo grossolano". 

"Nel 2014 venne firmata la Convenzione Internazionale sui Diritti delle Persone con Disabilità dell'ONU che richiese al nostro paese di allinearsi ufficialmente a quanto avviene nel resto del mondo sulla educazione inclusiva. A distanza di 27 anni dalla Convenzione sui Diritti del Fanciullo e a distanza di 22 anni dall'adesione alla Convenzione di Salamanca, solo alcuni Cantoni svizzeri hanno intrapreso il cammino in questa importante inclusione sociale delle persone con handicap e il Ticino non è tra questi".

I 23 deputati evidenziano inoltre come il Ticino si continui a fare distinzione tra bambini e persone normodotate e quelle con handicap aprendo scuole e mercato del lavoro normali e regolari ai primi e scuole speciali e lavori protetti ai secondi, "creando così una distinzione di classe" tra queste due fasce di popolazione. "Questo stato di cose è stato pure definito in un rapporto del DECS del 2014 “discriminante”. Ma poi perché non si è corretto il tiro?"

"Questa situazione spinge molte famiglie ticinesi domiciliate o svizzere i cui figli hanno doppia nazionalità a portare nelle scuole della vicina Italia i loro figli per evitare che subiscano l'umiliazione di essere trattati diversamente dagli altri bambini".

"Questi bambini che saranno i nostri cittadini del futuro, che per non essere discriminati hanno preferito frequentare scuole non svizzere, impareranno la cultura, la storia, le leggi e i regolamenti del paese dove stanno studiando e non quelle svizzere", ammoniscono i deputati.

Fatte queste premesse, i deputati pongono al Governo le seguenti domande: 

1. Quanto è stato fatto finora nel nostro Cantone per applicare quanto sancito anni fa, sottoscrivendo/aderendo come Svizzera alla Convenzione sui Diritti del Fanciullo (1989), alla Convenzione di Salamanca (1994) e alla Convenzione Internazionale ONU del 2014?

2. Risulta al Governo la poca disponibilità nell’accogliere persone con handicap nelle scuole/classi normali e quindi non adeguandosi agli impegni internazionali (vedi sopra) presi dalla Svizzera? Se si, per quale motivo si fanno ancora queste distinzioni?

3. Risulta al vero che in diverse scuole pubbliche i direttori e/o gli insegnanti hanno la facoltà di poter scegliere se accettare o meno questi ragazzi nella loro scuola o nella loro classe? Se si, con quale mandato e autorizzazione o regolamento?

4. Il Dipartimento direttamente interessato come si sta muovendo per colmare eventuali lacune formative dei docenti per poter far fronte a diagnosi e programmi scolastici di lavoro (mezzi didattici inclusi) specie rivolte agli allievi con DSA?

5. Tra docenti di supporto/sostegno e logopedisti si ritiene siano sufficienti per coprire i fabbisogni del Cantone Ticino? Se si, come mai vi sono più di un centinaio di famiglie che portano all’estero i loro figli?

6. Perché il Ticino non si è mai realmente messo in gioco come hanno fatto altri Cantoni svizzeri per adeguarsi alla situazione e quindi creando i presupposti per un cambio di mentalità e un miglioramento sull’integrazione completa (scolastica) di queste persone e delle loro famiglie?

7. Si potrebbe considerare la possibilità, dopo attenta valutazione strutturale, logistica e didattica, di poter inserire i bambini con necessità speciali con i loro insegnanti di scuole speciali nelle scuole regolari?

8. “Con la scuola che verrà” il DECS ha tenuto conto della possibilità d'integrare questi alunni nelle scuole regolari? Se si, quanti anni dovranno ancora trascorrere?

© Ticinonews.ch - Riproduzione riservata